13 novembre 2020

Il serio virus del ridicolo (quello dei personaggi pubblici)

  • Di Oriano Giovanelli

Su quanto sia bastardo questo coronavirus Covid-19 e quanto sia doloroso affrontarlo credo di averne scritto adeguatamente quando su questo sito feci la recensione di un piccolo ma per me fondamentale libro che ha un titolo inequivocabile “Rantologia” di Michele Gianni edizioni Ventura.

Consapevole di tutto ciò e decisamente impaurito dal fatto possa che accadere quanto nel libro è descritto ad uno dei miei familiari a me stesso ai miei amici a chiunque, provo un senso di fastidio, di rabbia, di rigetto verso quei presunti “personaggi” pubblici che manifestano il loro essere “positivi” sui loro profili social aspettando di contare quanti “mi piace” quante “condivisioni” e quanti “commenti” riceverà questa loro notizia di solito accompagnata da foto ritratta con l’angolo giusto.

Mi ha fatto tornare alla mente un altro periodo della storia nazionale quando un altro virus, quello del giustizialismo, faceva scendere su di noi più avvisi di garanzia di quanta pioggia il cielo a primavera tanto ché, allora per fortuna non imperversavano i social, si diffuse la battuta: se non hai avuto un avviso di garanzia o una condanna in primo grado allora non sei proprio nessuno.

Oggi sei qualcuno se hai preso il covid se per questo hai avuto un titolo su un giornale, la tua foto sui tuoi profili social con annesso conta “mi piace” in tempo reale e tanto di aggiornamento quotidiano del tuo personale stato curato da te medesimo. Apoteosi del narcisismo inutile e straccione che fa venire solo voglia di invitarti a visitare quel paese.

Ci eravamo illusi di tante cose all’apparire di questa pandemia disastrosa. Ci eravamo illusi di fare pace con la scienza e invece complici gli scienziati e le loro comparsate televisive non c’è alcuna certezza scientifica percepita da noi mortali. Pensavamo che si sarebbe accorciata la distanza sociale con l’idea che nessuno si salva da solo e invece a conti fatti saremo in un mondo più diseguale. Avevamo sperato che la classe dirigente avesse un sussulto di sobrietà e responsabilità davanti alla malattia e invece siamo al trionfo del narcisismo più bieco.

Risparmiateci almeno il vostro esibire il contagio perché noi abbiamo amici morti che non abbiamo potuto neppure salutare e se vi resta un pochino di dignità, vergognatevi.

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