29 aprile 2020

Il tempo dei bambini/4

  • Di Donatella Trotta

Favole… al telefono. L’iniziativa pensata per le bambine e i bambini dai 3 ai 7 anni durante la quarantena.

Favole… al telefono. E non solo nel senso del titolo rodariano. A sperimentarle in concreto, ai tempi della pandemia - e ben prima del dilemma normativo su librerie chiuse o aperte - è un operoso libraio per ragazzi di Trani, in Puglia. Dove Enzo Covelli - titolare con la moglie illustratrice Elisa Mantoni della libreria indipendente Miranfù, specializzata in editoria per l’infanzia, giochi didattici, giocattoli in legno, ateliers artistici e progetti educativi - ha pensato, subito dopo la chiusura obbligatoria per l’emergenza sanitaria, ad un innovativo servizio gratuito per non perdere il filo dei contatti con i più piccoli. Un servizio a prova di virus: leggere storie. Ma non sul web, ormai abusato. Bensì al cellulare. «Cell…(la)leggiamo?» è il titolo dell’iniziativa, che mette a frutto passioni e competenze di Covelli, contastorie itinerante e burattinaio di lungo corso che si è formato e ha lavorato con i massimi esperti del Teatro di Figura, girando il Paese in lungo e in largo, prima di fondare Miranfù: piccolo “spazio delle meraviglie”, officina creativa e crocevia di incontri (premio Andersen “Gianna e Roberto Denti” 2018) che resterà chiusa, almeno fino al 2 maggio, per scelta di responsabilità rispetto ai nuovi casi di contagio a Trani. Così, continua il racconto di storie al telefono, pensato per bambine e bambini dai 3 ai 7 anni e stimolato da un confronto con l’amico Luca Ronga (il noto guarattellaro interprete di Pulcinella-burattino, che con la sua pivetta incanta i bambini) che con Enzo ed Elisa condivide la magia trasformante delle narr/azioni. In molti casi salvifiche.

Una proposta originale, che si configura anche come un “esperimento sociale”: perché tesse (e recupera) legami, attraverso una semplice telefonata (sullo smartphone di Enzo, al numero 340 6105956, dove è disponibile tutti i giorni dal lunedì al sabato, dalle 17 alle 19, ma non in videochiamata) e la fascinazione della sola voce. Con il suo potere evocativo e immaginat(t)ivo, un po’ come la radio rispetto alla tv, capace di accendere la scintilla di un contatto, preludio di una relazione: «Anche telefonarsi può essere un atto terapeutico, oltre che intenzionale – spiega Covelli - ma che sta diventando desueto come lo scriversi lettere, con l’avvento degli audio e video su whatsapp e le “conversazioni” in differita. Chi ti chiama ha voglia di sentirti: senza condizionamenti visivi, invito il bambino a spegnere la tv, magari a mettersi in braccio a mamma o al papà, attivando il vivavoce. Nasce così il dialogo, e genera un racconto». In una dimensione di intimità che può aiutare, grazie alla narrazione orale, a riscoprire il piacere delle storie condivise tra genitori e figli. Quasi una ri-educazione sentimentale.

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