13 maggio 2020

Il tempo dei bambini/5

  • Di Donatella Trotta

Per fronteggiare l’inedito isolamento molti protagonisti del variegato mondo della filiera del libro specializzato per l’infanzia e la gioventù hanno saputo utilizzare in modo creat(t)ivo il web al servizio dei più piccoli

L’avvio della cosiddetta “Fase 2” della pandemia in Italia genera qualche domanda. E impone alcune riflessioni. Soprattutto su quel segmento della popolazione under 18 rimasto un po’ in ombra – salvo luminose eccezioni – nell’agenda del mainstream comunicativo (e del governo) che rispecchia le contraddizioni, le diseguaglianze (e i paradossi) del Paese: con regioni “vecchie” come la Liguria, la Sardegna e il Molise e altre (Trentino, Campania, Sicilia) che alzano invece la media dei giovanissimi, ma dove le opportunità non sono uguali per tutti.

Non sono stati in pochi, va premesso, ad attrezzarsi con tempismo (ma anche generosità e lungimiranza), da Nord a Sud, per fronteggiare l’inedito isolamento da emergenza epidemiologica che ha costretto a casa quasi 10 milioni di bambini e ragazzi da zero a 17 anni (poco più del 16 per cento dei residenti). In prima linea, molti protagonisti del variegato mondo della filiera del libro specializzato per l’infanzia e la gioventù. Scrittori, artisti, librai, poeti, illustratori, bibliotecari, editori, educatori, narra(t)tori che - in forma individuale o corale - hanno saputo utilizzare in modo creat(t)ivo il web, e i social, al servizio dei più piccoli (e degli adulti che li accompagnano) con un’intelligenza emotiva che ne ha valorizzato le sconfinate potenzialità: di prossimità, didattica non convenzionale a distanza, infotainment, dialogo, conforto, compagnia.

Impossibile menzionarli tutti. Si può solo, in questa sede, selezionare arbitrariamente giusto alcuni esempi concreti tra i più collaudati, rinviando ai loro link: come le multimediali “Lezioni sul sofà” (www.lezionisulsofa.it), ideate dallo scrittore ed ebraista Matteo Corradini con l’autore per ragazzi Andrea Valente e i contributi di approfondimento sulle “competenze” pedagogiche e l’”homeschooling” della psicologa Elisa Tamburnotti; o l’originale progetto italo-cinese sui pop-up lanciato dal paper engineer e collezionista di libri animati Massimo Missiroli (https://www.pop-app.org/costruisci-il-tuo-pop-up-contro-il-virus/), in collaborazione con la Fondazione Tancredi di Barolo e il MUSLI (Museo della Scuola e del libro per l’infanzia) di Torino; o, ancora, come le miriadi di azioni intelligenti sulle proprie pagine social ad opera di poeti di culto come Bruno Tognolini con la sua “Decamerina poetica” quotidiana, o Antonio Ferrara (in coppia con Marianna Cappelli) con le sue provocazioni di “pedagogia sentimentale” per adoleggenti e dintorni, accanto alle iniziative di narrazione comunitaria di Monica Morini e Annamaria Gozzi del Teatro dell’Orsa per #reggionarra (www.reggionarra.it) o quelle visionarie di «Gugù, la scuola al megafono», esperimento di “scuola di comunità e installazione acustico-artistica” a Rimini realizzato da Alessandra Falconi direttrice del Centro Alberto Manzi a Bologna con la musicista Elisabetta Garilli, accanto alle offerte creative, dalla Costiera sorrentina, di operatori socio-teatrali e per l’infanzia come il pedagogista Giuseppe Coppola, con il suo account su YouTube #StorieAdAltaVoce (e non solo), ovvero “Ai confini”: preziose anche per bambini con Bisogni Educativi Speciali (BES).

Un’attenzione altrettanto speciale, quella riservata alla pandemia da alcune case editrici di progetto: come Uovonero, che con la sua direttrice scientifica, la pedagogista clinica Enza Crivelli, ha risposto (in collaborazione con “Autismo è” e “Spazio Nautilus) all’appello #iorestoacasa con #intantofaccioqualcosa:video e materiali per tutti, da scaricare su www.uovonero.com, www.autismo-e.it, www.spazionautilus.it; o come le videolettue a voce alta in streaming di Interlinea e quelle quotidiane degli autori di Carthusia (su https://www.youtube.com/channel/UCcwIL6R65MKywEfaLzVdwpg); o, ancora, gli e-book gratuiti per l’emergenza offerti da Gallucci in collaborazione con Save the Children; i contributi della proposta di Lapis (#acasaconlapis: su YouTube, cliccando “iscriviti” su https://www.youtube.com/channel/UCCXZ5FcF3gC1Sb1aOMhksHg, o cliccando “segui” su SoundCloud: https://soundcloud.com/user-931334770/); mentre Il Castoro ha addirittura inventato un palinsesto social, il “Castoro TV”, con appuntamenti quotidiani sulle pagine Instagram e Fb, dove anche la storica bibliotecaria Cristina Paterlini della Biblioteca Europea di Roma si è attrezzata, con la playlist di albi illustrati e storie del progetto «Biblio7te» che ha potenziato a distanza, in video, il suo ruolo di fomentatrice di (buone) letture. Che aiutano a crescere.

Sono tutti eroi involontari, ma nascosti, di una resilienza, o meglio di un “pronto soccorso” culturale e formativo che induce a ripensare radicalmente non solo il settore dell’istruzione, pubblica e privata, ma anche la stessa arte del (con)vivere. Chiedendosi di contro quanto, in questa situazione, lo Stato abbia saputo svolgere le sue funzioni (su scuola, disabilità, luoghi e tempi della cultura e delle arti che nutrono l’immaginario). E su come intenda affrontare nodi che con il Coronavirus sono venuti – tutti – al pettine. Nella fase della “ricostruzione” occorrerà capirlo, e in fretta. Come fece Jella Lepman sulle macerie fisiche, e morali, della Germania postbellica: costruendo il suo grande “ponte di libri”, e il suo sogno di unità nella diversità, pace ed educazione a partire dalla sponda dei più piccoli. È in questa scia che il nostro “tempo dei bambini” ha provato a gettare qualche sassolino nello stagno.

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