01 aprile 2021

In viaggio con Google

  • Di Daniela Sessa

La multinazionale californiana ha da poco annunciato la nuova versione dell'app “Maps”: più intelligente, più green e più vicina all’utente

Il primo viaggio, e manco a dirlo green, lo fece Giasone. Da Argo fino alla Colchide le vele assecondarono il vento per gran parte della navigazione, poi nei pressi del Mar Nero gli Argonauti dovettero dirigersi in direzione contraria al Sole e il viaggio di ritorno fu ancora più ecologico e avventuroso perché la nave passò tutta una serie di fiumi, senza che nessuna s’incagliasse o ostruisse la vista del mare da terra; le escursioni a piedi. Ecologia e avventura. Qualche secolo dopo Jack Kerouac fissava in una leggendaria odissea il viaggio della beat generation ed era il 1957: l’orizzonte unica meta «Dove andiamo?» «Non lo so, ma dobbiamo andare»; l’autostop e l’automobile il mezzo per attraversare l’intera America. Avventura di certo, ecologia un po’ meno. Né Giasone né Sal e Dean (i protagonisti di “On the road” di Kerouac) avevano Google Maps. Che oltre a segnare la strada, semmai volessero una vera direzione, li avrebbe informati sulle condizioni meteo (Giasone avrebbe evitato la nebbia all’altezza del Bosforo) e sul risparmio del carburante che avrebbe purificato l’American way of life.

E’ stata annunciata due giorni fa dalla multinazionale californiana la nuova versione dell’app di Google. Il machine learning permetterà ai viaggiatori, possessori di computer e smartphone con sistema iOs e Android di navigare (mai metafora fu più calzante) su mappe sempre più dettagliate e fornite di previsioni meteo, di percorrere zone di mondo con obbligo di veicoli a bassa emissione di gas inquinanti, di organizzare percorsi ecosostenibili perché l’App, aumentata dall’Intelligenza Artificiale, segnalerà strade dritte o in pendenza o più trafficate e consiglierà anche i mezzi più idonei a percorrerle. Un’estensione di Live View, per ora usata solo negli USA in cui esiste pure la modalità di orientamento negli spazi al chiuso come i gate o i percorsi pedonali. Automatizzare servizi e accattivare l’attenzione degli utenti (già lo scorso anno Google maps aveva modificato l’algoritmo per colorare meglio le mappe) va di pari passo con la semplificazione della quotidianità e nello stesso tempo con la sofisticatezza dei gusti e delle esigenze dell’uomo. Il nuovo mantra della contemporaneità e del futuribile verso il quale occorre bandire ogni sospetto di revanscismo emotivo, o peggio sentimentale, e fare un salutare bagno di realismo e di resa al progresso.

Tra qualche anno servirà una nuova estensione di Google per viaggiare nell’universo: di certo farà comodo al miliardario giapponese Yusaku Maezawa e ai suoi artisti argonauti in viaggio per la Luna (Missione SpaceX) per battere in velocità, entro il 2023, Elon Musk senza consumare un ettolitro in più di carburante per il razzo. Ne farà le spese forse l’avventura: le mappe di Google non avranno né la magia degli itinerari invisibili di Italo Calvino (la cui Live view si dice fantasia) né lo scrupolo appassionato della mappe della geografia fisica e interiore di Alessandro Baricco e nemmeno la prosaicità della cartina del Touring club spiegazzata sul cruscotto dal compagno di viaggio. Ne guadagnerà l’ambiente -cui resteranno i propri rumori e odori- e pure il viaggiatore che non rischierà di restare bloccato in autostrada o peggio ancora di vagare in tondo per la città alla ricerca dello sportello bancomat come un Ulisse joyciano spazientito.

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