19 gennaio 2021

Insegna Creonte, la tragedia va in scena in abiti moderni

  • Di Alejandro Cifuentes

Le cose che ci sono da sempre – come Antigone che esiste da sempre – non sono accadute eppure abitano la storia e operano, a tutti gli effetti, nel divenire della comunità.

C’è appunto un motivo se le tragedie greche possono essere rappresentate in abiti a noi contemporanei. Lo sottolinea Luciano Violante nel suo libro Insegna Creonte (editrice Il Mulino) con un esempio, tra tanti, quello della tragicità di Bobby Sands.

Il simbolo dell’indipendentismo irlandese – un capitolo a noi vicino dello scontro tra il potere e la coscienza – altro non è che una moderna trasfigurazione di Antigone laddove Margaret Thatcher che lo tiene in prigione fino ad attenderne il suicidio è Creonte.

L’altra faccia del potere è l’errore. E viceversa. L’Antigone di Sofocle è, appunto, la tragedia del potere che si autodistrugge. Pur difendendo un principio giusto – garantire l’ordine a Tebe – Creonte precipita nell’errore. Incarna l’illusione di un’onnipotenza. E Violante, alla luce della sua esperienza di giurista, di politico e di intellettuale impegnato nella costruzione della città contemporanea in questo suo saggio rilegge il mito del re tebano per farne l’emblema di un’arroganza che è archetipo.

In forza della sua stessa prepotenza da cui derivano altri due fatali inciampi nell’esercizio del governo – quello di aprire un conflitto che non si è in grado di chiudere e, infine, il confidare esclusivamente nelle proprie capacità – Creonte che tutto ha sbagliato è, oggi, un insegnamento.

Per suicidio politico si dissolvono le epoche, e così le fortezze un tempo ritenute inespugnabili: sia quelle dei regimi, sia delle democrazie. Non ci sono modelli da seguire al modo di istruzioni per l’uso, bensì soltanto esperienze: “la casa dell’errore” – scrive Violante – “ha pareti di bronzo risonante sussurri di non sicura fonte”.

Quel che promana dal potere, perfino quando è “coerenza di comportamenti”, giammai è utopia, piuttosto un concreto esercizio delle responsabilità.

La moneta della realtà s’impone in un conio di due facce: “leader volgari hanno fatto crescere la volgarità complessiva della nazione”.

La piazza politica non è mai un’accademia e l’errore che è il punto di caduta di qualunque progetto di governo allo stesso tempo reclama un ripristino di verità cui concorre la decisione politica. “Chi chiederà mai al presidente George W. Bush” – si domanda Violante – “il conto per i 130.000 civili uccisi nella seconda guerra del Golfo, nata dalla falsa notizia che Saddam Hussein possedesse armi di distruzioni di massa?”.

25 febbraio 1991, veicoli militari statunitensi vengono visti nel deserto in Iraq

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L’errore va in incontro alla storia: “Costringe al principio di realtà, a misurarsi anche con gli aspetti miserabili della vita”, al particolare.

Una cosa è la conoscenza, un’altra è la convinzione. I valori si fronteggiano dall’uno e dall’altro fronte. La legge sacra di Antigone non insegue le emozioni, le suscita.

Da secoli, con Sofocle, tutti chiedono a Creonte, il conto per la sua arroganza. Ed è la tragedia. Eteocle e Polinice, figli di Edipo re di Tebe, si uccidono l’un l’altro durante una cruenta battaglia per la rivendicazione del trono. Creonte, una volta ripreso il potere, decide di osservare la legge vigente negando la sepoltura a Polinice e agli altri rivoltosi. Antigone, sorella dei due contendenti al trono, cosparge con un po’ di terra il corpo del fratello disonorato in segno di protesta appellandosi alla legge non scritta tramandata dagli Dei agli uomini. “Creonte – scrive Violante – confida nella ragione e si appella alla necessità di mantenere l’ordine nella città; ma il suo appello è troppo moderno, troppo laico, troppo freddo”. Creonte fa rinchiudere in una grotta la nipote ribelle, promessa sposa di Emone, figlio del re.

Quando il re decide di tornare sui propri passi, tutto è compiuto: la ragazza si è impiccata e il figlio si è pugnalato. Tornato a palazzo, Creonte, trova la moglie senza vita.

Quando Margaret Thatcher non è ancora tornata sui propri passi, tutto è compiuto. Bobby Sands s’è tolto la vita lasciandosi morire di fame.

Il mondo dimentica e accetta, la tragedia va in scena in abiti moderni. Con molta memoria e nessun ricordo.

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