27 luglio 2020

La cattedrale e gli incensi di Dior

  • Di Ginevra Leganza

“Lecce la gentile” così la chiamava Cesare Brandi, Pellegrino di Puglia. Lecce, tanto gentile da assecondare ogni umore, tanto cortese da aver prestato il cielo del Duomo agli astri firmati Dior. Se lo scarso copia mentre che il genio ruba, conferiamo il nostro attestato di ingegno a Madame Chiuri. Mica facile arrivare alla spiga di Mariagrazia Pontorno, realizzata nel lontano 2011: trafugata e incastonata nelle splendide luminarie leccesi. Tutto incantevole: meravigliose le modelle, meravigliosi i ballerini, i pizzi a tombolo, le danze, la pizzica, i fazzoletti… La taranta, sofisticata, c’era. Eppure, quel miscuglio di mattoni sacri e scritte femministe ci ispirano altre musiche, altri versi. Impossibile non sentire Magic Shop, capolavoro del Battiato migliore. La sfilata, incorniciata dalla cattedrale, fa supporre che dal cencio-mascherina durante la messa passeremo presto agli incensi di Dior. Chissà. Nel frattempo, “Lecce la gentile” si è trasformata in “Lecce la vetrina”: così la pianteranno di associarci ai tormentoni estivi, agli schiamazzi melensi delle cantanti di Amici. L’Ibiza d’Italia ridiventa Terra del Rimorso e della Bellezza. Fine del turismo cheap, niente più geremiadi sui prezzi del cibo in spiaggia: impossibile adesso che è comparsa la frisa griffata Dior! E tutto per merito della curia, tanto gentile da aver prestato la sua magica piazza al femminismo militante.

Piazza del Duomo a Lecce è una piazza barocca che al suo interno la Cattedrale metropolitana di Santa Maria Assunta, il Campanile, l' Episcopio e il Palazzo del Seminario.

Piazza del Duomo a Lecce è una piazza barocca che al suo interno la Cattedrale metropolitana di Santa Maria Assunta, il Campanile, l' Episcopio e il Palazzo del Seminario.

Piazza Duomo diventa scenografia – per non dire location – di uno spettacolo mondiale. Fra spighe colte e poi rubate, l’unica croce che brilla è quella di Venere: ♀. L’universale cede il posto all’ideologia astrologica; e l’ideologia, a sua volta, riaccende – in post-lockdown – l’entusiasmo da balcone, dove instagrammer e tik-toker salentini filmano la sfilata col telefonino. Il turismo discotecaro è solo un lontano ricordo, spazzato via dalla nobiltà di una terra di canti e di campane. Ma è proprio quella cattedrale a destare il sospetto di un inghippo: quella cattedrale, che non accoglie più tanti fedeli ma accalappia torme di turisti, è proprio in odore d’incenso. Di Dior, s’intende. Il nostro pensiero non va alla moda – lasciamo perdere il transeunte – ma all’universale, alle cattedrali che, scriveva Gómez Dávila, “non sono state edificate per incentivare il turismo”.

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