13 gennaio 2021

La Compagnia delle Indie 4.0: come i social media sono divenuti Stati privati

  • Di Andrea Venanzoni

‘E’ come un giardinetto di casa’ abbiamo sentito ripetere a piè sospinto, in un mantra di auto-convincimento, davanti al giro di vite che Facebook e Twitter, prima, e altre piattaforme digitali poi, hanno posto in essere a danno di Donald Trump, Presidente degli Stati Uniti ancora in carica, e anche di quotidiani, movimenti politici, e persino di altri social come Parler.

Il privato, si lascia intendere, dentro questo giardinetto può fare ciò che vuole, dettare regole che lui sarebbe libero di violare a piacimento, espellere chiunque gli stia antipatico, farsi tiranno e sovrano assoluto.

Non è così ovviamente, e questo refrain giustificazionista oltre a non cogliere la complessità della società digitale si scontra contro un dato di fatto: ammettendo che un social sia davvero un giardinetto di casa, dovremmo pensare a un giardinetto grande quanto mille Foreste amazzoniche messe assieme, popolate, vero ‘mondo denso’ da 2,6 miliardi di persone, dentro cui si litiga, si costituiscono partiti, movimenti civici, associazioni ambientaliste, si esercitano libertà costituzionali, si commetono reati, ci si innamora, ci si minaccia, e si vive, una vita digitale certo ma con ampie ripercussioni nel reale.

E no, quindi appare evidente, i social media non sono giardinetti privati recintati per festicciole esclusive con regole discrezionalmente modificabili e violabili dal padrone di casa, per mero capriccio o convenienza.

Che un potere privato possa espandersi in maniera tanto forte, da divenire a tutti gli effetti una replica del potere pubblico, apparve chiaro, nella brumosa Londra vittoriana, ai parlamentari che nel corso di una intensa commissione di inchiesta si interrogarono sulla Compagnia delle Indie orientali: il Barone Thomas Babington Macaulay, raffinato intellettuale e parlamentare, che della Compagnia aveva una pessima opinione dichiarò a verbale che essa era divenuta un mostro dalle due nature, una del tutto privata e l’altra ancora pubblica.

Ed in effetti, ripercorrendo le vicende che riguardano quella che è stata definita la prima vera multinazionale della storia ci si rende conto di come una società formalmente privata, godendo di una serie di privilegi, i Charters graziosamente concessi dalla Corona tra il 1600 e il 1700, si sia trasformata in uno Stato a tutti gli effetti.

La Compagnia Britannica delle Indie Orientali (British East India Company)

La Compagnia Britannica delle Indie Orientali (British East India Company)

Sir Josiah Child, una delle massime autorità della Compagnia, inviò nel 1686 una lettera al Presidente di Fort St. George, nel distretto indiano di Madras, invitandolo a instaurare la legge marziale della Compagnia per passare dalla natura di gruppo (parcel) di mercanti a un effettivo governo (goverment) marziale sull’India, che sarebbe divenuta così proprietà della Compagnia.

I social media hanno parimenti goduto, e godono, di favori di matrice statale; errori di regolazione antitrust, norme di salvaguardia come la sezione 230 del CDA statunitense, divenuta comodo schermo protettivo da responsabilità di matrice editoriale nelle mani di una giurisprudenza piuttosto disinvolta, esternalizzazione delle funzioni di governo e tutela delle libertà costituzionali da parte degli Stati (si pensi al sistema dei codici di condotta della Unione Europea del 2016 e del 2018 contro i discorsi di odio che nei fatti sono divenuti la stella polare per una piena esternalizzazione della gestione della libertà di espressione in mano ai social stessi).

Questa embricazione tra potere pubblico e potere privato ha ingenerato un cortocircuito evidente, innestando nel corpo di silicio dei social media una auto-coscienza governativa: in un documento di Facebook risalente al 2017 e riportato dal quotidiano Guardian, il social di Menlo Park si definiva come sempre più similare a un autentico Governo, un po' come secoli prima aveva fatto Child a proposito della Compagnia.

E come la Compagnia, anche i social pensano di replicare funzioni strutturalmente pubbliche: ambiscono alla propria moneta (Libra), alla propria giurisdizione privata (l’Oversight body di ‘appello’, avverso le decisioni censorie di ‘primo grado’, costituito da Facebook), all’orientare i flussi politici.

La soluzione, ora come allora, non è maggiore Stato, maggiore, contorta regolazione, ma un autentico ritorno alla competizione e alla logica del mercato come spazio di libertà, per superare il ‘paradosso antitrust’ dei giganti del digitale (per riprendere l’espressione di Lina Khan) e farli tornare ad essere, questa volta sì, dei tranquilli giardinetti di dibattito e discussione in competizione concorrenziale tra loro, regolati comunque da contratti il cui inadempimento da parte del social può trovare degna tutela nelle aule dei tribunali.

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