02 aprile 2020

La Fantasticoterapia: Miao in H8

  • Di Michele Fronterrè

Gianni Rodari e la sua lezione quanto mai attuale

L’umanità globale, l’unica che conta e che si racconta – quella Occidentale – sarà nel giro di pochi giorni costretta – tutta – a una forzata quarantena.

Tutte le attività del circo della vita moderna, il consumo del tempo occidentale fatto di lavoro, sport, cultura, quello che va sotto il nome di “entertainment” saranno cancellate fino a nuovo ordine per arrestare l’avanzata del nemico. Un nemico che replicandosi nell’ombra, a livello di unità subatomiche (10 alla meno 12, alla meno 15) non conosce gli inverni di una campagna di Russia, e può avanzare inarrestabile alla conquista del mondo mietendo vittime con numeri che per ora sono dell’ordine di 10 alla 5.

L’uomo, che si ritrova solo all’interno delle propria mura domestiche con la prospettiva di rimanerci a lungo, è costretto a fare i conti con se stesso. Deve misurarsi col silenzio, con le pause, con la necessità di dover rivedere l’ordine della sue priorità. E questo vale per tutti, sia per coloro che hanno una famiglia con cui condividere questo stato di eccezionalità, sia per coloro che vivono soli.

Questa situazione pone l’uomo di fronte alla ricerca di un senso. Ha tre possibilità: agire, compiere atti o azioni che traducono nella realtà le sue capacità personali; amare, ovvero donando se stesso; trasformare, in quei casi é costretto a una situazione di estremo impasse, la sofferenza in una prestazione.

Questo è quello che pensa Viktor Frankl. Psicoterapeuta, fondatore della Logoterapia, Frankl elaborò la sua teoria sulla ricerca del senso durante gli anni di prigionia in un campo di concentramento nazista dopo aver visto sterminata la sua famiglia.

Durante il lungo periodo di prigionia, Frankl capì che in una situazione estremamente frustrante come quella in cui era coercitivamente obbligato a vivere, non poteva trovare alcuna prospettiva e quindi alcuna fiducia nel suo domani se avesse continuato ad approcciare la vita secondo una logica orizzontale, quella del sapiens. Ogni uomo – specie se occidentale – interpreta la propria realizzazione personale come un percorso orizzontale verso il successo che passa attraverso una serie di affermazioni successive. É l’idea dell’homo faber. Frankl capì che per salvare se stesso avrebbe dovuto farsi homo patiens. Avrebbe dovuto, cioè, sviluppare se stesso secondo una dimensione ortogonale a quella del “sapiens”, una dimensione dunque verticale che lo portasse fuori di sé. Operativamente, convinse altri medici, che si trovavano al campo come lui, a esercitare clandestinamente la professione per offrire i loro servizi alla comunità detenuta. Ciascuno in questo modo donava se stesso all’altro. E cercando di fare del bene all’altro, ciascuno finiva col fare del bene a se stesso perché individuava in quel donarsi, in quell’uscire da sé la ragione ultima della propria esistenza perfino in quell’angolo di universo dove qualunque umanità sembrava smarrita. La vita, anche al campo, si arricchiva e acquistava valore in questo mutuo scambio relazionale con l’altro.

Viktor Emil Frankl è stato un neurologo, psichiatra e filosofo austriaco, tra i fondatori dell'analisi esistenziale e della logoterapia, metodo che tende a evidenziare il nucleo profondamente umano e spirituale dell'individuo.

Viktor Emil Frankl è stato un neurologo, psichiatra e filosofo austriaco, tra i fondatori dell'analisi esistenziale e della logoterapia, metodo che tende a evidenziare il nucleo profondamente umano e spirituale dell'individuo.

Se a Frankl dobbiamo la Logoterapia, a Gianni Rodari dobbiamo - parafrasando lo psicoterapeuta viennese – la Fantasticoterapia. Rodari, giusto quarant’anni fa, lavorava a Reggio Emilia in alcune scuole per l’infanzia fornendo agli insegnanti idee e strumenti per favorire l’educazione alla fantasia e all’immaginazione dei giovanissimi allievi. E la sua lezione è quanto mai attuale – pari almeno a quella di Viktor Frankl – proprio per tutti quei tantissimi genitori che si trovano a dover trascorrere, in queste settimane, così tanto tempo con i propri figli dovendosi inventare pedagoghi.

Gianni Rodai, uno dei più grandi scrittori di storie per bambini. Proprio nel 2020 si celebrano i 100 anni dalla sua nascita.

Gianni Rodai, uno dei più grandi scrittori di storie per bambini. Proprio nel 2020 si celebrano i 100 anni dalla sua nascita.

Non basta donarsi ai propri figli. Non basta trascendersi. Occorre dare loro gli strumenti perché trascorrano un tempo buono. E non c’è nessuna bicicletta, nessun tablet, nessun videogioco che possa competere con l’immaginazione. Quella capacità fresca e leggera come l’aria di primavera di inventare storie, di costruire, perfino nell’angustia di un ballatoio di un alveare metropolitano in periferia, un mondo fantastico senza confini e senza virus.

L’immaginazione, quella che sa cucire assieme in una stessa storia, tutta da srotolare e avvitare su di un foglio con la punteggiatura dei punti e dei punti e virgola, è potente quanto la capacità combinativa dello scacchista che trasforma uno spazio finito e limitato di sessantaquattro caselle in un universo di infinite mosse.

Come nella novella degli scacchi di Zweig. E grazie a Rodari, perfino un bimbo di scuola elementare può trovare nella scacchiera il suo mondo fantastico dove liberarsi, correndo con il proprio gatto nero a salvare la regina rinchiusa dentro la torre bianca del Nord. Miao in H8.

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