21 gennaio 2021

La mobilitazione digitale è totale

  • Di Marco Proietti

Nel pieno della pandemia da Covid19 le videocamere collegate ad un sistema di IA possono controllare il flusso dei passanti sulle strade (seguendoli passo dopo passo), segnando in colore diverso chi non sta rispettando il distanziamento sociale e fornendo una completa scansione del soggetto (uomo, donna, alto, basso, vestiti, andatura, ecc.). Si può chiamare cybersicurezza oppure controllo a distanza 4.0, ma in ogni caso è solo la punta dell’iceberg.

La macchina apprende, si perfeziona e progressivamente sostituisce l’uomo in molte di quelle attività nelle quali non è richiesto un particolare apporto intellettivo.

Tutto questo pone l’Uomo a un bivio.

Con l’avanzamento della tecnologia la reazione può essere un misto di terrore e fascino, tipico delle cose che non si controllano o non si conoscono a pieno, oppure la si può concepire come quella grande opportunità che consente all’Uomo di progredire nella Storia, a patto di rimanerne protagonista. Si pensi alla metafora della cascata in un bosco. Di fronte ad essa colui il quale intuisce la svolta impressa dalla tecnica, non vede uno spettacolo incomparabile della Natura, né subisce il fascino dello Sturm und Drang, bensì vede “un puro quantum di energia non sfruttata” che deve essere piegata verso la produzione, come la centrale idroelettrica richiamata da Heidegger. La tecnica dunque, rectius il digitale, ha una portata disrputive al pari dell’invenzione della polvere da sparo: l’innovazione viene subita, conquista il globo, e se non ne fai uso finisci per soccombere al pari di uno scontro tra un esercito dotato di fucili e uno solo di sciabole.

La tecnica – da intendersi, a questo punto, come la vertiginosa accelerazione impressa dall’evoluzione tecnologica – non rappresenta uno strumento di cui l’uomo può decidere se privarsi o meno. L’uomo è travolto dall’innovazione, è il suo destino stesso e si trova all’interno di questo, e la tecnica si connota quale dimensione ideale di quella mobilitazione totale per mezzo della quale tutto è concepito come una espressione del lavoro, punto di arrivo al quale aspirare.

Ma l’Uomo deve poter dominare tali dinamiche, che inevitabilmente finiscono per incidere sulla sfera delle libertà individuali e politiche. Ignorando i passaggi e le procedure che governano il transito tra la vecchia e la nuova società si rischia, purtroppo, di avere a guida una “allegra e universale ignoranza” che confonde il digitale con l’uso distorto delle dirette streaming.

C’è una realtà nuova sotto gli occhi di tutti.

Il mondo delle c.d. Big Tech, ad esempio, preme a piè sospinto verso la realizzazione di un sistema digitale di certificazione vaccinale, ed è interessante che a portare avanti questo progetto siano quelle realtà aziendali (Amazon, Apple, Google, Facebook, Twitter e Microsoft) che sono nate in altri settori e lentamente hanno espanso i propri orizzonti ovunque, proprio grazie al digitale; si assiste ad una progressiva e inesorabile erosione dei campi di azione dello Stato in favore degli intermediari ai quali vengono prima conferiti una quantità sconfinata di dati e poi, basandosi su questo patrimonio, li utilizzano per interpretare le regole del commercio.

Una logica della delega assimilabile all’epoca feudale verso la quale, ricordando un interessante libro a cura di Andrea Venanzoni “L’ipotesi neo-feudale”, la società si sta proiettando: un sistema in cui le regole di governo non sono più i parlamenti a deciderle, o la democrazia in tutte le sue apparizioni, ma gli intermediari, le Big Tech.

Un’epoca di transizione? Quella attuale sicuramente lo è, ma sarà molto breve ed è probabilmente già in fase di esaurimento.

“In questa epoca di transizione, di indeterminatezza “tra due tempi”, che probabilmente è ancora lontana dal raggiungere l’apice del proprio smarrimento e delle fugaci configurazioni, si delineano piano piano le nuove tendenze che annunziano il lontano avvenire. Incominciano a formarsi secondo la loro impostazione e la loro posizione, le potenze che sono destinate a condurre la lotta finale per il predominio su questo pianeta, delle quali solo una può e darà il nome all’Imperium mundi, se un destino immane non lo distruggerà prima che esso sia compiuto”.

Oswald Spengler lancia lo sguardo oltre la sua epoca e arriva all’Era digitale.

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