29 aprile 2021

"L’America per noi. Le relazioni tra Italia e Stati Uniti da Sigonella a oggi"

  • Di Daniela Sessa

All’alba di quella che si spera una nuova era cosa sarà dell’Atlantismo? Mario De Pizzo racconta la storia dei rapporti tra le due nazioni.

Prima dei 17 miliardi di dollari del Piano Marshall, nell’Europa devastata dalla guerra arrivarono le tavolette di cioccolato, le sigarette e le cigomme (i chewing gum), le calze di nylon e le sottane recuperate dai paracadute dei Liberators. Poi insieme ai dollari arrivarono il gel, il rock ‘n roll, i jeans e la guerra fredda. La storia dei rapporti tra gli Stati Uniti e l’Europa, tra gli Stati Uniti e l’Italia è come un matrimonio combinato ma ben riuscito: non esente da momenti di sfiducia e qualche sospetto tradimento, affettuoso e con pochi e vecchi slanci passionali. La ricostruzione è affidata al libro di Mario De Pizzo “L’America per noi. Le relazioni tra Italia e Stati Uniti da Sigonella a oggi” (LUISS - University press).

In Italia la vocazione atlantista contende con quella mediterranea e quel mare a un certo punto non fu solo più nostrum bensì centro di equilibri internazionali, il cui baricentro oltrepassa le defatalizzate colonne d’Ercole. Sebbene Bettino Craxi nel 1983 puntualizzi: “Nessuno potrà considerarci interlocutori estranei…se ci toccherà di far valere sempre la nostra parola su tutte le questioni rilevanti aperte nel Mare Nostrum”. Una questione politica e culturale cui possono bastare come sintesi una immagine e una riflessione. L’immagine è il Boeing egiziano (all’interno i dirottatori dell’Achille Lauro e Abu Abbas) circondato da una triplice corona di militari italiani-americani-italiani all’aeroporto di Sigonella: è il 1985 e Bettino Craxi, presidente del Consiglio e Giulio Andreotti, ministro degli Esteri, rivendicano la nostra sovranità nell’unico Sessantotto italiano. La riflessione è di Paolo Gentiloni, ora Commissario europeo, premier nel 2015 quando negli Stati Uniti continua l’era Obama. Gentiloni rivendica all’Italia intelligenza di dialogo e capacità di mediazione e avverte di “non mettere in discussione i nostri fondamentali: europeisti, mediterranei, atlantici, aperti, curiosi”.

Cinque qualità su cui l’Italia ha giocato la partita della diplomazia anche nei momenti più complessi come l’esclusione della Lira dal sistema monetario europeo nel 1992. Complessa fu la gestione della crisi libica, dei missili minacciati sulla Siria, della questione israelo-palestinese, i delicati rapporti con l’URSS prima e con la Russia di Putin dopo, quelli altrettanto delicati con il colosso economico della Cina. Una sequela di sfide da cui non possono prescindere né il ruolo dell’Europa (la cui trazione franco-tedesca appare oggi più debole) sempre più impegnata a smentire chi come Emma Bonino la definì “nano politico” né della Russia (con il suo carico di ambiguità e azzardi) né della Cina (la partita del 5G oscurata dalla pandemia prima o poi tornerà a reclamare la sua attenzione). Come non può prescindere dalla caratura dei suoi leader. Su questo De Pizzo concentra l’attenzione della sua analisi: ogni azione politica riflette la personalità di chi la compie. La forza di Craxi contro la ferma prudenza di Mario Monti, la sottigliezza di D’Alema e la temerarietà spettacolare di Berlusconi fino ai leader politicamente più giovani Matteo Renzi, Giuseppe Conte e Luigi Di Maio. Come per i presidenti americani: su tutti Bill Clinton e Barak Obama.

All’alba di quella che si spera una nuova era cosa sarà dell’Atlantismo? La risposta è nella sovranità condivisa auspicata da Mario Draghi davanti al Parlamento: l’agone è sempre il Mediterraneo, sostiene De Pizzo. Sigonella o Calipari che voglia significare.

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