18 novembre 2020

L’Arte cura quanto la Medicina: Umanesimo e Scienza devono lavorare insieme

  • Di Maria Sole Sanasi d'Arpe

Per Platone “bisogna curare in primo luogo e soprattutto l’anima, se vogliamo che siano in buona salute sia la testa che il resto del corpo”; e forse in queste parole che Socrate rivolge a Carmide - giovane dalla prepotente bellezza ed intelligenza che gli aveva chiesto come rimediare al mal di testa - troviamo la conferma che la filosofia, la letteratura, l’arte, l’umanesimo per dirla con una parola sia curativa quanto la scienza. Non si può occuparsi del corpo se non ci si occupa prima anche dell’anima: adesso più che mai l’attualità di psicologia e medicina riporta questa necessità, ricordandoci che originariamente il pensiero filosofico era coincidente con quello scientifico. Non è mai stato il pensiero latu sensu a doversi adeguare alla scienza, bensì sempre gli studi scientifici conseguenza delle esigenze spirituali e pratiche di anima e lògos. Può dunque qualcosa che è figlio del pensiero, che è stato cioè originato dall’anima, prevaricare ed oscurare la sua foce? Per umanesimo, oltre al movimento culturale ispirato da Petrarca e Boccaccio, nel suo significato più esteso si intende: “atteggiamento spirituale e culturale, di un periodo storico o di un singolo autore, caratterizzato dal culto del mondo classico, e da una conoscenza profonda della lingua e letteratura spesso esplicantesi in esercizi di composizione prosastica e poetica.” Lo studio dei classici oggi è l’essenziale risposta alla cura dell’animo umano; quella cura determinante per la proiezione dell’uomo nel futuro: un rimedio che fornisca alla persona i mezzi per affrontare il mondo. E non dovrebbero in alcun modo spaventarci questi termini che a volte ci appaiono più grandi di noi: perché è grazie alla grandezza degli intenti e dei mezzi che guardiamo alla quotidianità col necessario equilibrio.

La parola chiave, collante della cura, è forse proprio questa: l’equilibrio, fondativo per la forza dell’anima; accordo uniforme ed armonico della sua potenza in divenire che mai si esaurisce proprio grazie alla simmetria tra le parti: all’armonia tra gli alti e i bassi, tra le molteplici difformità della scienza. La consonanza tra le varie forme d’arte - che significa e produce appunto armonia dello spirito - conduce alla risoluzione delle dissonanze della mente, che può dunque a sua volta lavorare e produrre scientificamente. Lo studio dei classici, l’importanza delle materie umanistiche anche a scuola assumono un ruolo centrale nell’apprendimento e nella formazione di quella weltanschauung (visione del mondo) in ciascuno di noi. Plasmano la struttura del pensiero dei nostri ragazzi, affinché possano sviluppare idee proprie: attraverso la comprensione di sé stessi e degli altri; sono in effetti la base e il fulcro nella formazione del linguaggio della mente ed oggi si identificano fortemente nell’attualità come ritorno al centro dell’individuo che tende alla profonda conoscenza dell’anima umana. L’errata visione della funzione altruistica della scienza in contrapposizione al campo umanistico - visto spregiativamente come un egoistico esercizio di forma individuale - ha finalmente cessato di predominare nell’opinione generale. Paradossalmente, nel momento della storia in cui adoperiamo maggiormente la tecnologia, stiamo riscoprendo l’importanza dell’interiorità e dell’arte come emanazione dell’uomo e celebrazione della sua energia: in tutti i sensi. Se l’equazione che stabilisce la relazione tra energia e massa di un sistema fisico è E = mc2, quella che ci fa leggere, scrivere, dipingere, comporre, scolpire sta proprio nell’interazione umana, nel rapporto di relazione con l’altro – che mai si esaurisce alla sterilità di un singolo.

Maria Sole Sanasi d'Arpe, giornalista

Maria Sole Sanasi d'Arpe, giornalista

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