30 novembre 2020

L’auto del futuro. Secondo Roberto Giolito

  • Di Mario Fois
  • Di Mario Rullo

Roberto Giolito, noto per aver progettato la nuova Fiat 500 e la Fiat Multipla, esposte al MoMA di New York, oggi dirige l’FCA Heritage, dipartimento incaricato della tutela del patrimonio storico dei marchi italiani del gruppo. Presidente dell’ISIA Roma Design, primo istituto universitario pubblico di design italiano, è tra i car designer più interessati alla prefigurazione di scenari futuri, secondo un approccio sistemico che vede l’auto al centro dei complessi processi di cambiamento e innovazione che incideranno sulla mobilità e sulle nostre vite.

Cosa comportano i cambiamenti in atto nel mondo dell’auto e l’ingresso di nuovi player sul mercato?

Un patrimonio di conoscenze accumulato in più di un secolo non mette automaticamente al riparo dalla concorrenza di nuovi player, ma costituisce un insieme di competenze tecnologiche e di regia dei processi progettuali e realizzativi non facilmente improvvisabili. Far parte del mondo automobilistico è un discorso complesso che richiede un retaggio di conoscenze che va dal semplice manufatto alla ricerca più avanzata. Piuttosto, insieme a nuovi partner si può progredire più facilmente perché diventa possibile investire sulle innovazioni più importanti.

Il passaggio dal motore endotermico a quello elettrico ci costringerà a rivedere l’intero sistema?

Credo che in futuro si potrà spostare l’energia dove serve e produrla con le rinnovabili, soprattutto con il fotovoltaico, mentre le stesse vetture dovranno essere in grado di prelevare o cedere energia alla rete. Sono queste le condizioni necessarie per commutare il sistema del trasporto privato. La rivoluzione non consiste semplicemente nel dotare di batterie un’automobile, ma adottare un sistema più complesso che riguarda anche la disponibilità e la condivisione dell’auto stessa e che modifichi radicalmente l’organizzazione complessiva dei trasporti.

I player del settore hanno portato qualcosa di nuovo?

Come dicevo la vera innovazione significa ragionare su un nuovo concetto di automobile, vista come elemento di un sistema complesso e non come oggetto fine a sé stesso. Competere oggi nel settore automobilistico vuol dire affrontare un percorso molto innovativo. I temi veramente importanti dovrebbero essere infrastrutture, usabilità, condivisione o possesso temporaneo, tanto più per un’azienda che si affaccia al mercato con un nuovo marchio.

In questi mesi si è parlato della relazione tra inquinamento dell’aria e salute. Qual è la vera responsabilità dell’auto?

Le automobili sono state prese di mira e considerate le principali responsabili dell’inquinamento mentre in realtà questo è provocato soprattutto dalle aree industriali e dai sistemi di riscaldamento delle città. Basterebbe considerare che per produrre bacinelle di plastica un impianto con stampaggio a iniezione da solo assorbe più di 1000 kilowatt e produce molto inquinamento. Il modo corretto per affrontare il problema è progettare un’evoluzione del sistema dove nuovi player, come potrebbero esserlo i provider telefonici, conoscendo le nostre abitudini, siano in grado di offrire servizi di mobilità nel luogo e nel momento giusto, diventando potenzialmente i veri leader del cambiamento. Innovazione non vuol dire solo auto con emissioni zero ma migliorare le logiche dell’intero sistema.

(Copertina) Una famiglia in armonia, Roberto Giolito, 2014, schizzo a penna. (Sopra) Studio per Fiat Multipla, Roberto Giolito, 1995, bozzetto

(Copertina) Una famiglia in armonia, Roberto Giolito, 2014, schizzo a penna. (Sopra) Studio per Fiat Multipla, Roberto Giolito, 1995, bozzetto

Quale impatto avranno le nuove tecnologie come il 5G e l’IA applicate all’auto autonoma?

Dispositivi di ausilio alla guida, parcheggio automatico, mantenimento della carreggiata, distanziamento e mantenimento della velocità sulle autostrade per evitare tamponamenti sono tutti aspetti di una evoluzione che implica la ricerca più avanzata. Attualmente l’auto, grazie anche allo sviluppo della sensoristica, si sta dotando di maggiore intelligenza, ma la vera necessità è che i diversi sistemi, interni ed esterni, siano in grado di interfacciarsi tra loro creando infrastrutture invisibili che garantiscano la sicurezza. Se pensiamo a quanto è avvenuto con il GPS sappiamo che inizialmente era una esclusiva dei sistemi militari ma che viene ormai utilizzato da tutti per trovare luoghi e persone. Per garantire una sicurezza stradale superiore alla guida manuale bisogna avere un sistema in grado di monitorare situazioni stradali in continua evoluzione, con microprocessori che dialoghino tra loro in “alta risoluzione” secondo la logica dell’internet of things. Venendo al 5G la mia idea è che il suo impatto potrebbe riguardare altri aspetti: la possibilità di creare ambienti simulati con resa immersiva a realtà aumentata che supportino la navigazione stradale e avvisino dei pericoli; l’interfacciamento plug&play con lo smartphone per consentire di configurare con facilità l’auto sia dal punto di vista ergonomico che da quello estetico; la sicurezza attiva sull’esterno del veicolo che potrà interagire con la segnaletica stradale e visualizzare messaggi per gli altri utenti della strada.

Come si è evoluto il ruolo del designer in questi anni?

La complessità è aumentata ovunque e anche nel Car Design i progettisti sono oramai abituati a confrontarsi con uno scenario molto più articolato che in passato. Quando ho iniziato a lavorare in Fiat i progettisti erano divisi tra chi lavorava sugli esterni della vettura e chi sugli interni. I secondi dovevano attendere che gli venissero date le linee della carrozzeria per poi disegnare l’abitacolo. Io ho avuto il privilegio, dietro lo stimolo di progettisti statunitensi che provenivano da Opel, di iniziare con un approccio di advanced design, applicandomi su progetti sperimentali di mobilità elettrica e vetture completamente riciclabili. Questo mi ha dato la capacità di potermi in seguito applicare su concept con una visione completa del processo. Oggi la metodologia si è ulteriormente trasformata e nei design center ai giovani progettisti viene chiesto di intervenire inizialmente sulle “cose piccole”, sui dettagli e pian piano di progettare elementi sempre più significativi. Ma la mia visione è che l’auto vada progettata a partire dal corpo umano, costruendoci intorno un mondo su misura.

Chrysler Portal Concept, 2017, computer graphic illustration

Chrysler Portal Concept, 2017, computer graphic illustration

Quando un’auto diventa iconica?

Un’auto diventa iconica quando riassume nella sua immagine e nelle sue funzionalità un momento di separazione con tutto quello che si era visto sino ad allora. Ad esempio la Topolino, una vettura di nuove dimensioni determinate dalla posizione del motore a sbalzo davanti all’asse anteriore, che permetteva una particolare silhouette e stabilità. In questa galleria di icone possiamo anche citare la Citroën “due cavalli”, la Fiat 500 del 1957, la Citroën DS, la prima Jeep Willys CJ-5, tutte auto che possedevano un quoziente innovativo e sono riuscite a farlo comprendere al pubblico, determinando così un “prima” e un “dopo”. A questo proposito posso citare l’esempio tratto da un altro settore merceologico: la chitarra Fender Telecaster, un progetto del 1947 con una struttura estremamente razionale, che però è riuscita ad avere una forma talmente innovativa e convincente da essere utilizzata ancora oggi dagli adolescenti.

Quali sono stati gli ingredienti per il grande successo della nuova Fiat 500?

Mi sono sempre trovato ad affrontare progetti molto sfidanti, che ho avuto il privilegio di gestire con un approccio un po’ “autarchico”, disegnando sia gli interni che gli esterni della vettura. La 500 ha avuto l’ambizione di possedere un linguaggio che abbracciasse tutta la storia della marca Fiat e rappresentasse la sua immagine più amata e più conosciuta nel mondo. Mi sono concesso un progetto di comunicazione prima ancora che di design puro, che ha riscosso una grande attenzione quando il primo prototipo è stato presentato con il nome “3+1” al Salone di Ginevra del 2004. Dopo più di 3 anni di ragionamenti e discussioni il progetto si è trasformato in un prodotto e ha avuto un grande successo soprattutto all’estero (dove si vende l’80% delle 500), proprio perché è riuscito a veicolare un’identità riconoscibile dell’Italia.

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