07 maggio 2020

Le città per l’uomo: ripensare i centri abitati nell’Italia chiusa per virus

  • Di Alejandro Cifuentes

Recensione del libro di Massimiliano Cannata “La città per l’uomo ai tempi del Covid-19”

Il Covid-19 e la città. E dunque, Le città per l’uomo: il sottosopra del mondo nel ripensare la polis e così anche lo stato delle cose in un’Italia “chiusa per virus”.

Sotto lo scacco del Coronavirus urge ripensare i codici dell’urbanistica, quelli dell’antropologia e, infine, i fondamenti della società.

“La città per l’uomo ai tempi del Covid-19” (Edizioni La Nave di Teseo) è un volume a più mani a cura di Massimiliano Cannata. Derivato da un confronto su Elogio della città?, un saggio di Giovanni Maria Flick, il libro si sviluppa su cinque interventi (uno dei quali è dello stesso Presidente emerito della Corte Costituzionale).

Pensieri in tempi di pandemia cui gli autori – Salvatore Settis, gli architetti Margherita Petranzan e Franco Purini, e poi Luca Bergamo, attuale vice sindaco di Roma – si sono affrontati/confrontati – coordinati da Cannata, filosofo – per onorare l’emozionante dedica: “In ricordo di una fra le tante persone che hanno combattuto i frutti perversi della globalizzazione e ne sono state vittima a causa del coronavirus.”

Copertina del volume "La città per l’uomo ai tempi del Covid-19" ed. La nave di Teseo

Copertina del volume "La città per l’uomo ai tempi del Covid-19" ed. La nave di Teseo

Oggi “le mura della città diventano mura nella città”, ricorda Salvatore Settis, presidente del Consiglio Scientifico del Louvre. La delimitazione tra comunità e ciò che è altro dalla comunità non è più al di là delle mura ma al di là dell'individuo: ciò che è diverso mi sta accanto.

Se la comunità è parcellizzata in individui che abitano una città divisa al proprio interno il problema è restituire un’appartenenza ora disgregata, un senso in cui non l’individuo ma il cittadino possa riconoscersi.

C'è dunque una frattura radicale ed esistenziale tra centro e periferia – tra città e campagna, tra uomo e natura – e la pandemia innesca un movimento che impegna la crisi nella prospettiva inevitabile: sanare questa lacerazione.

La città, infatti, è il luogo che pone l'altro da sé al di fuori delle mura, delimita ciò che è diverso da ciò che è simile. Rispetto a un nemico, la città, si crea una solida identità etica, militare e politica. L'agorà – centro della polis greca – è il luogo dell'incontro per eccellenza, non solo scambio, inteso come mercato di merci, ma anche scambio di opinioni, un contraccambio eminentemente umano.

Nel senso di uno stare in luogo della relazione e della fondazione di ciò che è comune, la città diventa un’edificazione. È quell’insieme che si dà nell’architettura: le costruzioni progettate tutte “in relazioni”. L'uomo, infatti, abita la casa come abita il linguaggio e le mura circoscrivono questo abitare in un’unità di senso in cui il cittadino si rispecchia.

Un’unità di senso che è linguaggio. Ciò che, come la città, preesiste alla nascita del cittadino e persiste alla sua morte, a testimonianza della propria esistenza.

La realtà dell’uomo è predigerita dal linguaggio così come la realtà del cittadino è predigerita dalla città.

Come nel linguaggio la parola consente di intendersi – si fa codice comune – così l’architettura, l’insieme delle case che formano la città, si fa comunità.

L'architettura testimonia l’esserci dell'uomo in dialogo con il passato e come premessa del futuro, nello stigma della città.

“Costruire”, scrive Margherita Petranzan fondatrice della rivista scientifica Anfione e Zeto, “è sfidare, nella corsa verso il nulla, la necessaria e devastante trasformazione che subisce tutto ciò che si accinge a vivere; è sfidare l’attesa immobile della fine”.

Attraverso la rinnovazione l’architettura stratifica la spinta al nuovo, che è sempre fondazione, e che anela all’eterno.

Il pensiero che costruisce, realizza progetti avendo una visione, è anche il campo dell’azione politica. “Occorre”, scrive Flick, “recuperare e consolidare il primato e la responsabilità del Parlamento” che è il luogo dell’azione e della decisione, nonché l’agorà dove i problemi si traducono in linguaggio comune.

Un agire in memoria alla luce di un’etica comune: la Costituzione intesa come fondazione di un dialogo con l’esterno – il paesaggio – nel gettare le basi di un futuro solidale in armonia con la terra e con la comunità capace di rifondare e rinnovare l’uomo.

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