20 marzo 2020

Le prime stelle

  • Di Elisa Albanesi

Due elementi: idrogeno ed elio; e un poco di litio.

Una tavola periodica minimalista che avrebbe facilitato non poco il lavoro del chimico russo Dmitrij Mendeleev nella realizzazione del suo sistema periodico: quella sintesi di elementi che Primo Levi considerava potente quanto una poesia; perché come essa, la tavola era in grado di disvelare e comprendere l’invisibile.

Di due elementi a malapena, quindi, sarebbe formato un gruppo di stelle massicce osservato e descritto nello studio uscito di recente sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society. È stata necessaria una lente gravitazionale naturale, l’ammasso di galassie Macs J0416, una sorta di specchio distorcente in grado di amplificare il cielo retrostante la costellazione di Eridano, per individuarle. Apparterrebbero quindi alla rara classe della Popolazione III – o Pop III – ovvero stelle di prima generazione costituite esclusivamente da elementi primordiali e mai osservate in precedenza, calde ed enormi, ma lontanissime.

L'ammasso di galassie MACS J0416.1-2403. Photo Credits: NASA

L'ammasso di galassie MACS J0416.1-2403. Photo Credits: NASA

La scoperta è stata fatta da un team di astronomi dell’Inaf di Bologna, guidato da Massimo Meneghetti ed Eros Vanzella. Spiega quest’ultimo: «Abbiamo misurato una fortissima emissione dell’idrogeno, nota come Lyman-alpha. Talmente forte da richiedere la presenza di stelle speciali, di prima generazione – predette, ma fino a ora mai trovate. Le sole capaci di stimolare enormemente la suddetta riga spettrale. Le stelle di prima generazione – note come Pop III stars – si formano in un ambiente illibato arricchito dalla nucleosintesi primordiale degli elementi, in cui solo idrogeno, elio e qualche traccia di litio rispondono all’appello. È un’evidenza indiretta, tuttavia queste straordinarie stelle possono raggiungere una massa mille volte quella del Sole ed essere venti volte più calde, oltre ad aver dato il via alla costruzione della tabella periodica degli elementi in quella regione».

Immagine del del più grande telescopio ottico del mondo, l'Elt (Extremely Large Telescope) dell'Osservatorio Europeo Australe (Eso)

Immagine del del più grande telescopio ottico del mondo, l'Elt (Extremely Large Telescope) dell'Osservatorio Europeo Australe (Eso)

Per avere una conferma ufficiale sarà necessario condurre ulteriori verifiche, che saranno fatte sia con il telescopio ELT (Extremely Large Telescope) dell’Eso (European Southern Observatory) ancora in fase di costruzione, sia con i molteplici occhi del VLT (Very Large Telescope), già utilizzato per queste prime osservazioni.

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