20 novembre 2020

L’Europa verso la Bauhaus della Terra

  • Di Mario Fois

Il 16 settembre durante il discorso sullo stato dell’Unione, Ursula von der Leyen ha annunciato la creazione di un'istituzione pan-europea per l’architettura e il design, avviata e finanziata dall'UE e collegata al progetto di Green Deal europeo presentato un anno prima.

Tra le altre cose la presidente ha dichiarato: «I nostri edifici sono responsabili del 40% delle nostre emissioni. Devono diventare meno dispendiosi, meno costosi e più sostenibili. E sappiamo che il settore delle costruzioni, ora fonte di emissioni di carbonio, può invece diventare, per lo stesso carbonio elemento per il suo assorbimento, a condizione che si utilizzino materiali da costruzione organici come il legno e tecnologie intelligenti come l'IA (…) Ma questo, lungi dall’essere un progetto meramente ambientale o economico, deve costituire un nuovo progetto che coinvolga la stessa cultura europea. Ogni movimento esprime le suo forme e la sua sensibilità. Dobbiamo dare al nostro cambiamento sistemico un'estetica propria - per armonizzare stile e sostenibilità. Per questo costruiremo una nuova Bauhaus europea - uno spazio di creazione condivisa, dove architetti, artisti, studenti, ingegneri e designer lavoreranno insieme per realizzarla.»

Ursula von der Leyen ha aggiunto fra l’altro: «la digitalizzazione sta cambiando sempre più il nostro modo di pensare e di agire. Case, insediamenti e città funzioneranno in futuro con il loro “gemello digitale”». L’iniziativa, che dovrebbe essere finanziata con i fondi per la Next Generation, con tutto ciò che questo comporta in questa difficile fase storica, non sembra aver suscitato grande clamore e quindi può essere utile fare alcune riflessioni.

Per capire la genesi del progetto è necessario sapere che trae origine da un’idea di Hans Joachim Schellnhuber, consigliere per le questioni ambientali della von der Leyen, fisico ed esperto di cambiamenti climatici. Schellnhuber ha coordinato il gruppo di esperti tedeschi, di cui fanno parte la presidente del Partito dei Verdi Annalena Baerbock, l'imprenditrice Brigitte Mohn, l'artista Ólafur Elíasson, il regista Volker Schlöndorff - nonché architetti come Annette Hillebrandt, Heiner Farwick e Werner Sobekche. Il manifesto redatto “The Bauhaus der Erde” (Il Bauhaus della Terra), che si riferisce ad un documento già redatto dal BDA, l’ordine degli architetti tedeschi, propone agli stessi e all'intero settore delle costruzioni di impegnarsi per il raggiungimento degli obiettivi climatici di Parigi. L’auspicio è che questa area produttiva nel suo complesso possa assumersi le proprie responsabilità modificando metodi di progettazione e costruzione.

Constatato come politica e opinione pubblica ignorino sostanzialmente questa nuova frontiera, il documento afferma che occorre agire anche a livello politico: l’idea del Bauhaus deve essere ripresa per coniugare una nuova concezione di architettura e design con una visione positiva del futuro.

Ai promotori appare chiaro che, nonostante storicamente la realtà del Bauhaus non sia sempre stata all’altezza dell’ideale umanistico che si prefiggeva, l’idea di ricostruire oggi, con il sostegno dell’UE, un laboratorio di ricerca e riflessione in grado di affrontare le questioni più urgenti legate alla sostenibilità dell’”abitare”, che inglobi al suo interno una visione d’insieme, ambiente, economia, società e cultura, viene vista come prospettiva incoraggiante.

Il progetto complessivo sarà diviso in tre fasi: progettazione dei nuovi modelli, realizzazione di cinque progetti, diffusione delle idee. Nei prossimi due anni, ha annunciato von der Leyen, dovrebbero essere infatti avviati cinque progetti pilota in diversi paesi dell'UE: «Tutti sono improntati al tema della sostenibilità, ma con priorità diverse. Vanno dai materiali da costruzione naturali, all'efficienza energetica, all'arte e alla cultura, alla demografia, alla mobilità orientata al futuro e all'innovazione digitale volte al risparmio delle risorse». Qualcosa che dovrebbe diventare «un laboratorio di sperimentazione creativa e un punto di riferimento per le industrie europee, nonché base di partenza per una rete europea e mondiale che ne estenda la sua importanza economica, ambientale e sociale».

La speranza è che ‘la nuova Bauhaus europea’ possa diventare un progetto profondamente innovativo che, ispirandosi anche ad istituzioni come l’Agenzia Europea dell’ambiente, possa essere diretta da organi decisionali in cui, la voce di esperti del settore come scienziati, architetti artisti e designer, abbia un ruolo rilevante. Tutto ciò nella convinzione che anche l’Italia, con le sue tradizioni tecniche e culturali, possa avanzare proposte e dare il proprio importante contributo.

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