18 giugno 2020

L’industria farmaceutica italiana di fronte alla sfida Covid

  • Di Camilla Povia

Lucia Aleotti (Menarini): “Le strutture produttive del farmaceutico sono fondamentali per il nostro Paese”.

Dopo l'articolo di Alessandro Profumo apriamo il confronto con le istituzioni, l'impresa, la politica e la cultura. Ecco l'intervento di Lucia Aleotti.

“Fare politica industriale in Italia e soprattutto in un settore in costante espansione come il farmaceutico significa avere prima di tutto una visione unitaria. Lo Stato, le Regioni, le amministrazioni locali, le aziende private e i tecnici. Bisogna remare tutti nella stessa direzione se si vuole rendere il Paese competitivo. Alessandro Profumo, dunque, pone temi importanti sui quali è bene aprire una riflessione”. Lucia Aleotti, azionista e membro del Board di Menarini, che opera nel settore della ricerca, produzione e commercializzazione di farmaci, spiega che per attrarre investimenti nell’era post Coronavirus è necessaria la collaborazione di tutti, in primis della politica, che non deve penalizzare le produzioni italiane.

Per l’industria in generale ma soprattutto per quella farmaceutica è di grande importanza la certezza delle regole a lungo termine proprio perché in questo settore si fanno investimenti a lungo termine.

“E’ il cuore del problema. Il nostro è un settore estremamente regolato in tutti i suoi aspetti, alcune regole sono di derivazione europea, per esempio quelle che governano la produzione o le sperimentazioni di nuovi farmaci. Altre sono nazionali, come il prezzo e il rimborso dei vari farmaci, che rappresentano di fatto i ricavi delle imprese. Ecco, i Governi fino al 2013 hanno letteralmente imperversato sul settore farmaceutico, in quella che io chiamo una furia iconoclasta. Ogni volta che c’era da trovare un risparmio da destinare a un altro settore si tagliavano i prezzi o i rimborsi dei vari farmaci. Ma se si continua a tagliare, le aziende non riescono ad avere una visione prospettica del loro futuro e quindi è chiaro che si trattengono dall’investire nel nostro Paese. Poi qualcosa è cambiato, i Governi hanno iniziato a dialogare con gli imprenditori di varie multinazionali ed è stata data maggiore stabilità, dunque magicamente sono esplosi gli investimenti e l’occupazione in un periodo, penso agli anni dal 2014 in poi, in cui l’Italia era in difficoltà in termini di occupazione. Speriamo che si continui così”.

Lucia Aleotti

Lucia Aleotti

In effetti il vostro settore è in crescita nonostante le difficoltà dell’Italia e nonostante il Coronavirus.

“In realtà anche noi stiamo attraversando delle difficoltà a causa della pandemia ma è vero che abbiamo vissuto questo momento con meno drammaticità di altri. Ed è dovuto al fatto che le nostre produzioni sono tutte italiane. Durante il lockdown, nella fase più acuta della pandemia, abbiamo visto come moltissimi beni sanitari non riuscivano più ad arrivare in Italia, pensiamo alla carenza di mascherine o di ventilatori. E i nostri imprenditori si sono dovuti ingegnare per riuscire a costruire ventilatori grazie alle maschere subacquee. I farmaci invece sono sempre arrivati, semplicemente perché li produciamo qui. Le strutture produttive del farmaceutico sono fondamentali per il nostro Paese. Pensiamo che solo nel 2018 siamo diventati il primo paese europeo per produzione farmaceutica con 33 miliardi di euro, di cui il 70% di export. Abbiamo anche superato la Germania, sono numeri rilevanti. E in più la qualità delle risorse umane è altamente specializzata, in gran parte femminile: possiamo dire che la ricerca farmaceutica è femmina”.

In un momento di grande accelerazione tecnologica come questo, le imprese devono adeguarsi e adottare l’innovazione 4.0 nella produzione. Si riesce a tenere insieme digitalizzazione, sperimentazione e sicurezza informatica?

“Per noi è un obbligo. Tutti i dati che vengono generati all’interno del Farmaceutico sono estremamente importanti e potrebbero essere hackerati da sistemi non italiani interessati a questa ricchezza. Per noi è importante investire su sistemi informativi più sicuri e più tecnologici. Non dimentichiamo che grazie ai big data, noi abbiamo davanti la possibilità che i dati sanitari dei pazienti di tutto il mondo possano costituire, una volta anonimizzati e trattati con tutte le misure necessarie per garantire la privacy, un grande database con cui comprendere meglio le connessioni tra eventuali malattie. Ma è importantissimo che questi dati debbano venire conservati con rigore assoluto da parte delle autorità. Questo darebbe anche al nostro settore la possibilità di studiarli”.

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