06 aprile 2020

Lombardia: le quattro identità che stanno in una

  • Di Aldo Bonomi

Per questa sua natura densa, aperta e connettiva, la regione ha dovuto affrontare prima e più di tutti l’urto pandemico, mobilitando il capitale delle sue diversità e relazioni per affrontare la sfida.

L’identità Lombarda è sempre stata la risultante di più culture, con il rapporto tra città e territori a fare da collante. Se dovessimo cercare chi più di altri nel ‘900 ha saputo interpretare la natura composita del carattere lombardo, questi sarebbe certamente Carlo Emilio Gadda, l’ingegnere che ha raccontato limiti e virtù dell’operosità lombarda nel ‘900. C’è qualcosa di particolare e di radicato nella capacità lombarda di dare un valore e un significato pubblico alle azioni e risorse private. La comunità civico-artigiana che in dieci giorni a Bergamo ha tirato su un vero e proprio ospedale per quanto provvisorio, ne è un esempio. Una identità che oggi, dentro il nuovo secolo, rimane soprattutto un mosaico di relazioni interne ed esterne, perché qui più che altrove gli attori economici e sociali hanno imparato a praticare le logiche della simultaneità verso il mondo, pur rimanendo legati ad una dimensione dei luoghi, ovvero ad un patrimonio genetico fatto di memoria collettiva operosa. In fondo anche nella capacità di reazione della società lombarda alla sfida del virus, si rispecchia l’articolazione della società lombarda in quattro modelli territoriali che io chiamo “geocomunità territoriali”, cioè aree territoriali caratterizzate da un particolare modello di intreccio tra forme economiche e forme di convivenza sociale.

Lo scrittore, poeta e ingegniere Carlo Emilio Gadda

Lo scrittore, poeta e ingegniere Carlo Emilio Gadda

Partendo da nord abbiamo la piattaforma alpina che è anche l’area della società transfrontaliera, dall’alto Varesotto all’alta Valcamonica, passando per l’alto Comasco e la Valtellina. Area da sempre intreccio di economia del confine e flussi della turistizzazione, sospesa tra ricchezza di risorse naturali (acqua e energia) e le difficoltà a pensare uno sviluppo autonomo. Una Lombardia alpina da sempre sospesa culturalmente tra” l’Europa del Burro e dell’Olio“. Poi la pedemontana delle fabbriche, un modello di economia e società industriale che da Varese non si ferma a Brescia, ma si spinge attraverso il Nord Est nel Veneto fino a Treviso.

Vista aerea della città di Varese

Vista aerea della città di Varese

Identità aperte e mai chiuse dunque, che trovano alimento nella relazione transfrontaliera o tra le piattaforme territoriali che uniscono l’asse lombardo-veneto. Poi c’è Milano intesa come città estesa urbano-regionale, da sempre Mediolanum ovvero città di mezzo, con vocazione di città Anseatica e delle reti. E’ il laboratorio nazionale della nuova composizione sociale che fa da porta sulla globalizzazione per il resto del paese, che media con le sue reti di scambio di saperi e servizi con Torino e il Nord Ovest e con gli assi delle città medie del centro-nord. Infine a Sud l’asse della bassa padana, che da sempre guarda alla Via Emilia per tradizione sociale e politica. Proprio per questa sua natura densa, aperta e connettiva, la Lombardia ha dovuto affrontare prima e più di tutti l’urto pandemico, mobilitando il capitale delle sue diversità e relazioni per affrontare la sfida.

Piazza del Duomo a Milano

Piazza del Duomo a Milano

Guai a chi pensasse di chiudere l’identità lombarda, a rompere i filamenti che la connettono al resto del Nord, del paese e dell’Europa. Credo che questa capacità lombarda di sviluppare identità relazionale, sia un patrimonio utile anche per ripensare un nuovo modello di regionalismo tra stato e società, che prenda atto dei legami connettivi che si sono sviluppati tra le città e le piattaforme territoriali delle diverse regioni, oltre gli attuali confini amministrativi. Utile soprattutto per trasformare lo spazio di posizione delle singole regioni in spazio di rappresentazione fondato sulla relazione comune.

Aldo Bonomi, sociologo italiano nel 1984 ha fondato l’istituto di ricerca Consorzio A.A.S.TER. e negli anni ne ha accompagnato la crescita in qualità di direttore.

Aldo Bonomi, sociologo italiano nel 1984 ha fondato l’istituto di ricerca Consorzio A.A.S.TER. e negli anni ne ha accompagnato la crescita in qualità di direttore.

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