22 maggio 2020

Lotta al virus: il farmaco per l’artrite funziona? Conversazione con Paolo Ascierto

  • Di Danila Aprea

Paolo Antonio Ascierto, direttore dell’unità Melanoma e Immunologia clinica del Pascale di Napoli e responsabile della sperimentazione clinica del Tocilizumab viene da una terra misteriosa assai.

Il professore, infatti, è nato a Solopaca – ha vissuto la sua infanzia a Campobasso, il padre, carabiniere, è di Sant’Agata de’ Goti – e da bambino per tornarvi, per andare dalla nonna, attraversava Sassinoro, Morcone, Pontelandolfo, San Lupo e Guardia Sanframondi, ovvero la contea dei riti settennali di penitenza per onorare l’Assunta.

Lui non lo sa ma da poco ho percorso lo stesso tragitto accompagnata dall’avvocato Francesco Musella, esperto di proprietà intellettuale e di percorsi misteriosi nel Sannio.

Prima del coronavirus, e del Tocilizumab – la medicina che lo fronteggia – parliamo delle janare, che sono le streghe delle sue parti cui si è ispirato Walt Disney per disegnare Amelia, la papera fattucchiera che ordisce negromanzie all’ombra del Vesuvio.

Secondo le credenze popolari, le janare si ricoprivano il corpo con un unguento magico fatto di rospi, lucertole e grasso degli infanti. Recitavano la filastrocca: “Unguiento unguiento mandame alla noce de Beneviento supra acqua et supra viento et supra omne maletiempo”, come si può leggere negli atti del processo contro Matteuccia da Todi del 1428. Dopo aver pronunciato la formula magica, tutte le streghe in groppa alle scope di saggina o a cavalli rubati, si davano appuntamento nelle notti burrascose tra il venerdì e il sabato al noce di Benevento per dare inizio al Sabba lungo il fiume Sabato (ripa delle janare) al chiarore della luna. La festa continuava con banchetti, danze e riti orgiastici che qui chiamano i giochi di Diana. Il Professore Ascierto, rivendica luoghi e le leggende della sua infanzia. Sono le undici di sera. Le strade deserte. Napoli magicamente silenziosa. Le streghe “burlone” sono impegnate a contare i fili di saggina delle scope per non disturbarci. Il buio ci circonda. Ma il professore mi rassicura con un suo racconto dell’infanzia. Un suo avo, come gli raccontava la nonna di Solopaca, avrebbe afferrato per i capelli una janara neutralizzando quindi, per sette generazioni, il suo potere malefico verso quella famiglia. E con Ascierto siamo alla settima generazione. Ultimo giro di corda.

Sono appena rientrata davanti ad un caffè, dall’altra parte di una videocall, il Professore risponde: A livello nazionale è stata sottovalutata la pandemia. E’ vero che al sud i contagi sono arrivati in ritardo, ma è anche vero che è stato messo subito in atto una prevenzione che ha fatto la differenza, con la chiusura immediata della Campania da parte del governatore De Luca. La parte drammatica di questa pandemia è la complicanza del covid-19 con la terapia intensiva. Il 70% dei pazienti sono asintomatici o paucisintomatici (con sintomi simil influenzali). Nel 30% dei casi invece esplode la polmonite e un terzo circa finisce in terapia intensiva. Un ruolo fondamentale nell’evoluzione dell’infezione è il sistema immunitario, che come sappiamo, si attiva in seguito alla presenza di un agente “estraneo” nell’organismo, per difenderlo. L’entità dell’attivazione del sistema immunitario, dipende molto dal “nemico” che si trova a combattere, in questo caso si viene a creare una “iperinfiammazione” legata al rilascio di una serie di molecole, che hanno il compito di limitare l’infezione, la famosa “tempesta citochinica”. Queste molecole, tuttavia, sono responsabili in parte di una serie di complicanze che si vengono a creare nell’organismo.

Ma cosa c’entra il covid con l’attività principale del professore? Come oncologo tratta i pazienti affetti da melanoma e alcuni tumori solidi con l’immunoterapia e, nella sperimentazione clinica, si è imbattuto appunto nella “tempesta citochinica”. Questa iperattività delle difese autoimmunitarie riguarda un nuovo trattamento, le CAR-T cells. E’ una terapia innovativa soprattutto per alcuni tipi di leucemie e linfomi, in cui i linfociti (cellule coinvolte nella difesa dell’organismo), vengono prelevati dai soggetti malati, ingegnerizzati con un recettore specifico (CAR), potenziati ed armati per uccidere il tumore, e successivamente reintrodotti nel paziente. Questa terapia, stimolando fortemente il sistema immunitario, determina il rilascio di una serie di citochine, tra cui spicca l’IL-6, sostanza altamente presente anche nei pazienti deceduti in seguito a distress respiratorio per il covid19. Da qui l’idea di utilizzare un farmaco che vada ad agire bloccando l’IL-6, il tociluzumab, già utilizzato nell’artrite reumatoide. L’Interluchina 6 genera diversi fenomeni, tra cui anche quelli trombotici, e il tocilizumab viene utilizzato per neutralizzarli. In sostanza il tocilizumab è un immunosoppressore che contrasta gli effetti collaterali dell’Interlluchina 6. Se questa “tempesta citochinica” non viene neutralizzata in tempo, potrebbe evolvere in quella che viene chiamata MOFS, Multiple Organ Failure Syndrome, caratterizzata dall’alterazione acuta della funzione degli organi di un paziente, come documentato nelle autopsie dei pazienti deceduti per covid.

Le autopsie sono iniziate a Bergamo. La rete di condivisione nella comunità scientifica ha funzionato molto bene. Attraverso il comunicato sulla sperimentazione della Tocilizumab dell’équipe di Ascierto si è creato un importante network nazionale e il farmaco è stato messo a disposizione gratuitamente in regime off label. Lo scambio di informazioni è avvenuto tra tutti i livelli regionali, Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna etc.; non c'è stata nessuna barriera tra Nord e Sud. Ascierto e la sua équipe hanno contenuto l'infezione. La terapia attacca la complicanza e non previene il contagio.

Il suo metodo funziona, riduce la mortalità come documentato dalla sperimentazione.

Inoltre, il Cotugno con le sue procedure di sicurezza ha confermato la necessità di linee guida nazionali rispetto alle nuove pandemie e, racconta il professore Ascierto, mentre si aggiusta gli occhiali sul naso, ha implementato nel caso specifico le procedure di sicurezza, che sono le stesse in tutti gli ospedali. Comunque è mancata la consapevolezza collettiva. Abbiamo sottovalutato quello che accadeva in Cina.

Sottolineo che Nature ha avuto una posizione netta e, al contrario dell’OMS, ha subito dichiarato che si trattasse di pandemia

Per arrivare a covid-19, ci sarà stata una successione di virus. Come abbiamo affrontato in laboratorio i precedenti virus? Il Professore continua: Abbiamo sottovalutato le precedenti epidemie la Sars, la Mers, le influenze aviarie perché a differenza del covid-19 non hanno coinvolto significativamente l’Europa. A differenza delle precedenti pandemie questa volta la Cina è apparsa collaborativa proprio perché il virus è arrivato dalle nostre parti. Il covid-19 è comparso a metà dicembre. Ma le famose 44 polmoniti verificatesi a Cremona nel mese di novembre fanno pensare, forse, ad una circolazione del virus anche precedente. Detto questo, non sappiamo come sia apparso questo virus, ma sembra certa la linea di trasferimento dall'animale all'uomo.

Nel frattempo mi viene in mente che ci sono persone che hanno contratto il covid-19 ma non hanno registrato abbastanza anticorpi da far salire le famose IgG. Fortunatamente una gran parte di pazienti produce anticorpi.

La predisposizione di nuove strutture ospedaliere fa temere un ritorno del virus in autunno. Un ritorno secondo Lei è pensabile? “Non lo sappiamo, non è chiaro ancora, ma dobbiamo essere preparati per le eventuali e prossime pandemie. Non possiamo farci trovare impreparati. Il pericolo di una seconda ondata esiste e i prossimi giorni saranno quelli cruciali. Dobbiamo fare molta attenzione.

Dovremmo risentirci fra due settimane per comprendere se ci saranno incrementi o se i numeri saranno stabili, regalandoci così un’estate più serena. Si potrà anche dire se l'infezione in qualche modo starà scemando. Ovviamente non dipende dalle temperature più calde; le condizioni dei laboratori non coincidono con quelle ambientali.

Le infezioni da virus perderanno di potenza o lo stesso virus continuerà a mutare? Questo lo capiremo nelle prossime settimane. La mascherina, come sostiene Ascierto, va tenuta nel rispetto degli altri per la maggiore possibilità di contenere l'infezione. Naturalmente quando arriverà il vaccino si potrà tornare alla normalità. Il vaccino covid-19 al momento lo stanno testando sugli animali. Ascierto si occuperà della fase 1. Con la ricerca di fase 1 inizieranno lo studio sull'uomo.

Gli ospedali convertiti a covid hanno messo a dura prova le altre patologie. Molti interventi relativi ad altre problematiche sono stati postdatati.

Di che colore è il virus? Direi rosso come il sangue. Sorride.

Ma a questo punto il Professor Ascierto è lui a farmi domande “cosa ci faceva dalle parti del Sannio?”

Sono andata per viti, ponti e fiumi con il “Virgilio–Musella” che di janare ne sa più di Dante. Passiamo a parlare di vino. Il professore Ascierto, attento ricercatore, concorda con me sul grande potenziale di quella zona.

La Campania è il 7° produttore di vini italiani, il 3° del Sud dopo il duo Sicilia-Puglia, vantando nel suo territorio il più esteso numero di vitigni autoctoni al mondo.

Nell'antichità la Campania era considerata la principale "cantina" di produzione per Greci, Etruschi, Romani. La produttività è stata colpita da grosse operazioni di espianto di viti compiute, in particolare, nella provincia di Salerno, la più estesa. Tuttavia la provincia di Benevento rientra tra le prime dieci province italiane per la produzione di vino (probabilmente è la 7^).

Il primo produttore vitivinicolo della Campania è la Cantina "La Guardiense", con sede in Guardia Sanframondi (BN), una cooperativa composta da circa mille soci. La linea che mi appassiona si chiama Janare. Tutto ritorna. E affiora Dante “vedi le triste che lasciaron l’ago / le spole e il fuso e fecersi ‘ndivine” Ascierto continua sorridendo “fecer malìe con erbe e con imago”, Le streghe ci hanno reclutato; ma lui le neutralizza con il potere del suo avo e mi racconta, affascinato, dei tappeti d’uva e che ci dev’essere una ragione se vite, vita, vino hanno la stessa radice.

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