20 dicembre 2019

Maestri di Strada: nuove solidarietà per una zona de-industrializzata

  • Di Cesare Moreno

San Giovanni a Teduccio, insieme a Barra, rappresenta il polo industriale più antico di Napoli: gli stabilimenti Guppy, Pattnison Corradini, l’officina ferroviaria di Pietrarsa, le fabbriche di conserve Cirio e Del Gaizo davano lavoro ad alcune decine di migliaia di operai ed erano la punta avanzata di un vasto tessuto che comprendeva l’indotto, le colture orticole del territorio e piccole fabbriche di trasformazione agricola.

Inoltre, specie nel caso della Cirio esisteva anche un indotto ‘sociale’: asili nido e CRAL, sindacati e partiti operai: tutta Napoli EST è stata una roccaforte della sinistra, il collegio sicuro in cui venivano eletti gli alti esponenti del ’Partito’.

Consistenti però erano anche fenomeni di segno contrario: una persistente ed ampia dispersione nelle scuole medie e superiori, forme diffuse di illegalità con vari tipi di lavoro nero e contrabbando che integravano i redditi di lavoratori stagionali o precari.

Così, dal secondo dopoguerra, a misura che si ritirava l’industria cresceva la criminalità che presto diventa ‘organizzata’ con grossi affari legati al traffico di droga ed estorsioni. L’impianto ‘solidaristico’ legato alla fabbrica e alle lotte operaie ha fallito e non è stato in grado di contenere l’espansione criminale, al contrario la criminalità ha potuto distorcere questo tessuto alle sue finalità.

Tutta la cultura politica che aveva puntato sull’industrializzazione come salvezza dal sottosviluppo era priva di strumenti di pensiero e di organizzazione per affrontare le conseguenze della de-industrializzazione e, in un certo senso, ancora oggi non ha prodotto risposte adeguate.

Nonostante la de-industrializzazione in questi quartieri sono cresciuti gli insediamenti di case popolari e il numero di scuole: oggi si contano 14 tra scuole primarie e secondarie di primo grado, 7 scuole secondarie di secondo grado, ma in questa stessa zona la disoccupazione giovanile supera il 60%, i NEET sono oltre il 32%.

La domanda politica e culturale che si sono posti in questi anni di attività i Maestri di Strada è come è possibile ricostruire coesione sociale, strutture di solidarietà e di convivenza quando sono venuti meno i grandi garanti sociali e psicologici.

La nostra risposta è che bisogna pazientemente ricostruire piccole comunità solidali a partire dalla cura: la cura dei giovani, la cura delle relazioni, la cura della convivenza. Così non siamo in attesa di nuove messianiche narrazioni: stiamo provvedendo a costruire noi stessi la narrazione che ci tiene uniti ovunque il mondo sia diretto. E presto, questa narrazione avrà una casa.

Bisogna pazientemente ricostruire piccole comunità solidali a partire dalla cura: la cura dei giovani, la cura delle relazioni, la cura della convivenza

Cesare Moreno, presidente dell'Associazione Maestri di Strada ONLUS

Cesare Moreno, presidente dell'Associazione Maestri di Strada ONLUS

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