17 luglio 2020

Mai così vicini al Sole

  • Di Amelia Cartia

La sonda Orbiter di Esa e Nasa ha inviato le immagini mai viste della superficie solare costellata di innumerevoli eruzioni che ricordano dei falò.

Il Sole, visto da vicino, si accende di eruzioni. E c’è anche Leonardo tra i partecipanti alla più ambiziosa missione che sia stata finora lanciata verso il centro del nostro sistema, e che ci permette di osservare l’attività solare da distanze mai raggiunte: la Sonda Orbiter, gestita dall’Agenzia Spaziale Europea (Esa) in collaborazione con la Nasa. Lanciata il 10 febbraio scorso, la missione ha completato a metà giugno la sua fase di messa in servizio, eseguendo poi il suo primo avvicinamento al Sole: è in questa fase che sono state catturate le affascinanti immagini delle eruzioni solari catturate grazie ai dieci strumenti realizzati da enti internazionali, tre dei quali, appunto, sono italiani. Si tratta dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), e di Thales Alenia Space (Thales-Leonardo), insieme alle Università di Firenze, Genova e Padova.

"Abbiamo al momento solo le prime immagini e già possiamo osservare nuovi fenomeni interessanti", ha detto il responsabile scientifico della missione, Daniel Müller. "Non ci aspettavamo davvero - ha aggiunto - di avere risultati così importanti già all’inizio".

Le immagini che oggi possiamo vedere sono state catturate dalla distanza di 77 milioni di chilometri: circa la metà di quella che separa la Terra dal Sole. È ancora impossibile stabilire se le piccole eruzioni fotografate siano o meno legate a quelle più grandi viste finora, ma questi piccoli falò aprono scenari e interrogativi importanti, dal momento che secondo gli esperti potrebbero essere questi a influenzare la temperatura della parte più esterna del Sole, la corona.

Esa - Closer than ever: Solar Orbiter’s first views of the Sun

Dei dieci occhi che ci permettono di osservare il nostro astro, sei sono telescopi puntati sul Sole e quattro controllano l'ambiente che circonda la sonda, esposta a temperature altissime e protetta da uno scudo in grado di resistere a temperature fino a 500 gradi, grazie al rivestimento di polvere nera a base di fosfato di calcio, molto simile ai pigmenti usati decine di migliaia di anni fa nelle pitture rupestri.

Lo studio, ininterrotto anche durante il periodo di chiusura causato dal Covid-19, ha visto le eccellenze italiane giocare un ruolo fondamentale, con i tre strumenti chiamati Swa, Stix e Metis i tre occhi. Swa, il Solar Wind Analyzer, comprende tre sensori al plasma capaci di studiare il vento solare: alla sua realizzazione hanno collaborato Inaf, Techno System Developments, Planetek, Sitael e Leonardo, con il finanziamento dell’Asi.

Le prime immagini del Sole ottenute con l'IUE di Solar Orbiter il 30 maggio 2020, rivelando le eruzioni sulla sua superificie chiamate "falò". Credits:  Solar Orbiter/EUI Team/ESA & NASA; CSL, IAS, MPS, PMOD/WRC, ROB, UCL/MSSL

Le prime immagini del Sole ottenute con l'IUE di Solar Orbiter il 30 maggio 2020, rivelando le eruzioni sulla sua superificie chiamate "falò". Credits: Solar Orbiter/EUI Team/ESA & NASA; CSL, IAS, MPS, PMOD/WRC, ROB, UCL/MSSL

Metis, il coronografo, osserva lo strato più esterno dell'atmosfera solare, la corona. Finanziato e gestito dall'Asi, è nato dalla collaborazione di Inaf, Università di Firenze e Padova, Istituto di Fotonica e Nanotecnologie del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Ifn), OHB Italia e Thales Alenia Space, istituto tedesco MPS di Gottinga e Accademia delle Scienze di Praga. Il responsabile scientifico è Marco Romoli, dell'Università di Firenze. È uno strumento "unico nel suo genere", che "utilizzerà un singolo telescopio, per produrre simultaneamente immagini in banda ultravioletta e visibile", ha detto la responsabile dei programmi scientifici dell'Asi, Barbara Negri.

Stix è un telescopio che osserva i brillamenti solari ai raggi X duri, il cui software è fornito dall'Italia e permette integrare le informazioni contenute nei raggi X con quelle degli altri strumenti di Solar Orbiter. Per Silvano Fineschi, responsabile Scientifico per l'Inaf di Solar Orbiter, "il successo del contributo italiano alla missione Solar Orbiter dimostra l'eccellenza della comunità scientifica italiana".

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