24 giugno 2020

Mamma smamma (tu non lavori)

  • Di Amelia Cartia

L'allarme dell'ispettorato del lavoro: in un anno 37 mila neo mamme e 14 mila papà si sono dimessi.

La mamma smamma. 37.611 neomamme rinunciano al loro posto di lavoro per poter seguire i figli. I papà che fanno lo stesso, riporta l’Ispettorato del Lavoro, sono un terzo: 13.947. Questo il dato del 2019, figurarsi adesso.
La notizia è di oggi, ma il fatto è di sempre: nel Paese dove nel 2019 sono nati 435mila bimbi, a rimpiazzare malamente i 647mila decessi (secondo l’Istat è il dato peggiore dal 1918, ma allora c’era la guerra), il lavoro è ancora una cosa da uomini. E la famiglia non è risorsa, ma anatema. Un guaio che cade tutto in capo alle donne.
Inutile dire ministra in luogo di ministro, e avvocata in luogo di avvocato. Risibile chiedere quote rosa nei CdA, e pensare lunari bonus per la formazione di manager in tailleur. La parità passa anche - e soprattutto - dal lavoro. E dalle culle. E dall’incompatibilità che questi due luoghi della vita sembrano avere, specie in Italia.

Non è un mistero che il gender gap coinvolga ogni aspetto del lavoro, con discriminazioni lampanti - la retribuzione è più bassa di circa il 16% a parità di mansioni - ma anche con disparità più subdole. Una laureata che si senta chiedere “lei ha figli, o ne vuole avere?” sa per certo che il collega uomo che entrerà dopo di lei avrà maggiori possibilità di ottenere il contratto. Perché, semplicemente, non porta in pancia la minaccia potenziale per l’azienda di dover pagare maternità e contributi, e poi permessi e malattie, e ferie tutte le volte che la prole s’ammala o ha la recita a scuola. Non vale la teoria se poi la pratica parla di un rientro postpandemico - a maggio di quest’anno - che ha visto tornare al lavoro per il 72% lavoratori maschi, in una scelta obbligata: a scuole chiuse, è logico che la madre rimanga a casa, ché il piccolo non può cullarsi da sé.

Inclusivo non dovrà allora essere il linguaggio, ma la prassi, l’azione, la programmazione. Quel people’s management che come Alessandro Profumo, AD di Leonardo ha più volte dichiarato, sul lavoro si declina in diversità che sono ricchezze, non zavorre. Anche quando pesano come un pancione.

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