23 aprile 2021

Musei per il futuro / Intervista a Marco Reguzzoni

  • Di Chiara Busico

Un’idea di Fondazione Leonardo-Civiltà delle Macchine in occasione della Giornata Internazionale dei Musei promossa da ICOM, il 18 maggio prossimo, dal tema: “Il futuro dei Musei: rigenerarsi e reinventarsi”.

Un dialogo tra esperti dei musei e delle realtà culturali d’impresa per immaginare il domani: quali scenari ci attendono nel settore museale?

Riflessioni e spunti alla luce della trasformazione digitale in corso e sugli effetti che impattano il modo di fruire la cultura.

Non resta dunque che chiedere ai musei – d’arte, archeologia e d’impresa includendo le realtà archivistiche - che cosa prevedono per il nostro domani e per le generazioni che verranno, convinti che la cultura e la formazione sono il motore dell’economia.


"La mia idea di museo è rimasta assolutamente la stessa. E se si pensa al momento di pandemia che stiamo attraversando, sembra quasi un po’ profetica". Marco Reguzzoni, presidente di Volandia – il Museo e Parco del Volo – ci racconta la sua speciale idea di museo: “Noi non abbiamo le esigenze di custodia e sicurezza che richiedono le opere d’arte, necessariamente esposte in luoghi chiusi. A noi serve spazio e qui non c’è quasi soluzione di continuità tra interno ed esterno. Volandia è immersa in un enorme parco da cui si può vedere tutto l’Aeroporto di Malpensa, con gli aerei che decollano e atterrano, i piazzali delle operazioni di carico e scarico, lo sbarco dei passeggeri. In sintesi si vive il mondo del volo in diretta. In questa possibilità è racchiuso molto del senso del nostro Museo e Parco del Volo. Ma parco anche nell’accezione di divertimento. Questa duplice valenza completa quella che era ed è la mia idea di museo. È importante che ci sia un momento di divertimento per tutti, adulti e bambini, con contenuti declinati sulla base di chi sarà il soggetto che li deve ricevere. Volandia parla all’ingegnere aeronautico, all’esperto di storia dell’aviazione ma parla anche alle nuove generazioni che, attraverso la narrazione di un sogno realizzato, percepiscono la continuità storica con un mondo che gli appartiene perché questa storia è la nostra storia.

Le chiusure imposte dalla pandemia hanno visto venir meno la modalità di fruizione in presenza. Secondo lei questa situazione ha portato ad un ripensamento della"“forma museo"?

Come dicevo prima, la nostra "forma museo" nasce già pensata diversamente, anche grazie alla storia che racconta. Il punto di partenza è stato proprio quello di concepire un luogo dove lo spazio non manca. Purtroppo però abbiamo dovuto subire un provvedimento che, in maniera indiscriminata, ha portato alla chiusura di tutte le realtà espositive e museali, senza considerare le peculiarità di ciascuna. Noi abbiamo a diposizione per una famiglia di 4 persone uno spazio di circa 400 mq e, con questi numeri, non arriviamo comunque a saturazione. Per cui è chiaro che avremmo potuto tranquillamente mantenere le distanze di sicurezza durante tutto questo periodo. E sarebbe stato importante tenere conto di queste differenze e potenzialità. I musei, dove possibile, dovrebbero essere anche luoghi di aggregazione nei rispettivi territori offrendo ingressi agevolati, se non gratuiti come avevamo pensato di fare noi quando era possibile aprire con limitazioni, per bambini e scuole in modo da andare incontro, in un momento difficile come questo, a soggetti fragili, che hanno necessità di uscire di casa in sicurezza, mettendo a disposizione ambienti puliti e protetti.

Volandia, come voi stessi raccontate, permette al visitatore di fare un viaggio attraverso "la storia dell’aviazione e le aziende che hanno reso possibile il sogno di volare". Inoltre tra le mission della Fondazione c’è la promozione di "un modello di sviluppo economico locale con particolare riferimento alla storia, alla cultura e alla tradizione industriale della provincia di Varese". Vi sentite rappresentati dalla definizione di Museo d’Impresa?

Se non ci fossero stati i vertici dell’allora Agusta Westland, oggi Leonardo Divisione Elicotteri, a sposare l’idea, Volandia non sarebbe mai nata. Leonardo è stata non solo soggetto fondatore ma anche, e soprattutto, promotore o co-ideatore del Progetto. Il percorso museale inizia con le immagini del primo volo effettuato in Italia sul velivolo Caproni Ca.1, un sogno sostenuto e organizzato da Gianni Caproni, di cui raccontiamo la storia, che poteva sembrare una pazzia ma che ha portato nel giro di pochi anni allo sviluppo importantissimo di un’industria che, negli anni '30, era all’avanguardia a livello mondiale. A testimonianza di questo, nel padiglione successivo, troviamo la prima trasvolata atlantica guidata dal Capitano Italo Balbo su aerei interamente prodotti nel nostro Paese. È stato un passo epocale per mondo, ma anche per lo sviluppo industriale italiano e del territorio di Varese.

Le tecnologie digitali sembrano rappresentare il mezzo privilegiato per realizzare le mission museali investendone praticamente tutti gli ambiti. Dalla digitalizzazione del patrimonio alla comunicazione, dalla fruizione digitale agli strumenti di arricchimento della visita fino alla realizzazione di eventi. Lei riconosce il potenziale di questa nuova dimensione o pensa che si dovrà sempre tener conto e tutelare la percezione fisica dell’oggetto esposto e l’empatia che solo la sua materialità può generare?

Riconosco il potenziale, ma limitatamente. La tecnologia digitale può essere utile, e senz’altro lo è stata nell’ultimo anno, perché abbiamo visto che le conferenze culturali fatte sotto forma di webinar, quindi sia in presenza che a distanza, riescono a raggiungere un maggior numero di partecipanti. Inoltre, la possibilità di poterle scaricare, e quindi vederle in differita, è sicuramente un vantaggio di cui beneficiare anche in futuro. Però l’on-line non può sostituire la fisicità e i musei sono fatti di fisicità. Possiamo vedere tantissime fotografie di un M-346 ma se non ci saliamo sopra, non lo tocchiamo, non lo vediamo, non avremo mai la possibilità di capire completamente l’oggetto. Noi, ad esempio, accendiamo il motore del Jet di fabbricazione britannica Provost tutte le domeniche e, solo in presenza, si può realmente scoprire il rumore che fa un jet. È un po’ come dire che nessuno andrà più a visitare Brera o la Cappella Sistina perché tanto si trovano le foto o i video on-line. Non la trovo una prospettiva condivisibile. Pensare che l’on-line sostituisca, o si sostituisca anche solo in parte, al ruolo del museo è estremamente riduttivo. Anche qui, paradossalmente, i musei del futuro dovrebbero puntare a tornare i musei di prima, con la presenza che rimane una componente fondamentale.

Sostenere in maniera così forte un ritorno alla fruizione dei musei principalmente in presenza è segno di grande ottimismo.

Un sognatore per forza di cose è ottimista. E noi siamo sognatori, tanto che non abbiamo fermato nessuno dei processi di ampliamento e sviluppo dell’offerta museale.

Ing. Marco Reguzzoni, presidente di Volandia.

Ing. Marco Reguzzoni, presidente di Volandia.

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