24 aprile 2020

Oltre il covid: un mondo migliore è possibile. Conversazione con Fabrizio Barca

  • Di Edoardo Dallari

L’ex Ministro per la Coesione territoriale: “riavviare lo sviluppo con un accesso più libero alla conoscenza, valorizzando la diversità straordinaria del nostro territorio”.

“Se prevale la disperazione per l’assenza del futuro si alimenta la deriva autoritaria, perché si incrementa la sensazione che le classi dirigenti abbiano trascurato per trent’anni l’aumento delle diseguaglianze e delle ingiustizie sociali”. Fabrizio Barca, ex Ministro per la Coesione territoriale del governo Monti, oggi coordinatore del Forum Disuguaglianze e Diversità, riflette su quello che sarà la nostra società post coronavirus e ritiene che un mondo migliore sia possibile. “La normalità pre covid 19 era brutta perché piena di ingiustizie”.

Professor Barca, il rischio del mondo post covid-19 è l’incremento significativo delle diseguaglianze. Vede un rischio di rivolta sociale imminente?

Sì, si rischia sia il tracollo oltre ogni linea di sostenibilità di vita di coloro che stavano già sotto o attorno a quella linea, sia il precipitare di un pezzo di ceto medio in condizioni di pre-povertà. Da un lato c’è un improvviso venir meno del lavoro determinato, a chiamata e irregolare, e di aiuto comunitario per molti inoccupati: si stima che 10 milioni di adulti non abbiano i mezzi per reggere e mangiare per più di tre mesi. Dall’altro la piccola e media impresa, che era già in difficoltà, rischia di essere espulsa dal mercato, aprendo buchi sociali e produttivi in luoghi dell’Italia non abituati a questa situazione come Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna e Piemonte.

Ci saranno milioni di nuovi poveri. Bisogna introdurre un reddito universale?

Attenzione alle parole, specie in momenti come questo. Il reddito universale è un’idea dignitosa e sensata che configura un’organizzazione diversa della società e su cui dovremo tornare a confrontarci. Una società così esposta a situazioni di incertezza sistematica, avrebbe retto meglio in questa crisi se avessimo già avuto un reddito universale. E poi c’è l’emergenza di oggi, che è altra cosa. Ora va dato un reddito d’emergenza che non lasci nessuno indietro e che utilizzi la piattaforma del reddito di cittadinanza. Le emergenze si affrontano con meccanismi esistenti.

Come ha reagito il governo?

Ha risposto in maniera adeguata, ma parziale. Bene la cassa integrazione, e importante la tutela del lavoro autonomo. Però non si è pensato ai 6-7 milioni che perdono il lavoro a tempo determinato, per non parlare di quello irregolare: per loro è urgente il reddito d’emergenza. E poi va corretto il decreto liquidità che deve aiutare anche le PMI senza liquidità, non sostituire i loro debiti esistenti con le banche con redditi garantiti.

Alcuni intravvedono nella pandemia la fine della globalizzazione. È d’accordo?

No. È vero che la pandemia riduce la contiguità fisica, il che può rischiare di produrre distanza sociale soprattutto per chi non ha mezzi digitali, ma la tecnologia può anche avvicinare le persone al di là dei loro luoghi di comune appartenenza sociale. Si accelera il processo di ristrutturazione delle catene del valore: ognuno cercherà sempre di più di riportarsi a casa la produzione. A non ridursi è certamente la mobilità dei capitali, e questa è la brutta notizia: i mercati costringeranno sempre più gli stati a prendere decisioni sotto la minaccia del disinvestimento finanziario e non attraverso procedimenti democratici. Trovo insopportabile per la democrazia ad esempio l’attacco finanziario che l’Italia ha subito quando è iniziata l’epidemia.

A questo proposito, come sta reagendo l’Europa?

Si sta giocando la sua esistenza. La Bce, che è l’unica istituzione europea davvero federale, dopo un momento d’esitazione ha fatto scelte appropriate. Il resto della macchina europea è invece stato dominato ancora una volta da una logica intergovernativa, per di più mal realizzata. Cosa sta facendo in tema di prevenzione di future pandemie? Di vaccini? Sta creando un’impresa pubblica europea in campo farmaceutico? E sul piano finanziario c’è voluta la previsione di crollo di un sesto del PIL europeo per prendere in considerazione, ancora non di decidere, l’integrazione del bilancio europeo con un Fondo dedicato.

Ezra Pound scrisse: “il debito è il sistema con cui nel mondo moderno si impone la schiavitù”, e il mondo contemporaneo è sommerso da una montagna di debiti. Che futuro ha il capitalismo?

Il capitalismo ha retto fino ad oggi perché è pronto e flessibile per giocare ogni partita. Ma se non lo si incalza, impedendogli di fare profitto sfruttando il potere di controllo sul capitale, crea un disastro sociale e genera le premesse dell’autoritarismo. Se invece gli si impedisce di schiacciare le condizioni di lavoro e si ottiene una partecipazione strategica tra lavoro e capitale dà il meglio di sé: aumenta la produttività e fa l’interesse generale. Per trent’anni la politica l’ha lasciato libero d’agire e oggi ha un’estensione territoriale enorme e ha raggiunto tutte le dimensioni della nostra vita. Ci ha convinto a vendere il posto in automobile o il posto sul divano o un’attimo di tempo di vita, ci fa sentire in colpa ogni volta che non vendiamo tutto quello che abbiamo. Al Forum diciamo che è diventato “patrimonialista”: ha distorto il concetto del merito riducendolo alla capacità di accumulazione del patrimonio. Bisogna tornare a pressarlo.

Il digitale ormai è parte integrante della nostra esistenza. È più un rischio o un’opportunità?

Entrambe le cose come in ogni rivoluzione tecnologica. Ma il tema vero è: come governiamo le piattaforme digitali? Il cambiamento digitale è avvenuto durante il neoliberismo, quando lo Stato ha mollato la presa, e quindi siamo andati nella direzione sbagliata. Le sette sorelle digitali sono tra le 10 società più grandi al mondo e hanno acquisito un tale potere di disintermediazione e re intermediazione in ogni campo dell’attività umana, una tale concentrazione di conoscenza e ricchezza, che si è generato uno squilibro totale da cui è davvero difficile uscire. Ma siamo in tempo.

In questa crisi abbiamo visto che il digital ha permesso all’istruzione di non fermarsi. La scuola sarà sempre più centrale?

Secondo noi del Forum le due grandi diseguaglianze che hanno ammazzato la mobilità sociale in Italia sono legate alla ricchezza e all’istruzione. Il covid 19 ha fatto vedere quanto contano gli insegnanti. Al nord lenivano il dolore dei bimbi che vedevano morire i nonni e al sud raccoglievano i messaggi di famiglie dove non si mangiava più. Bisogna tradurre le migliaia di esperienze di insegnanti e dirigenti scolastici in un grande piano contro la povertà educativa. Non possiamo scaricare sulla scuola la disperazione dei ragazzi delle aree più depresse: occorre lavorare nelle comunità con imprese, istituzioni e associazioni di cittadinanza attiva.

Che ruolo potranno avere le Fondazioni, come ad esempio la Fondazione Leonardo, per il progresso della società?

Le Fondazioni non bancarie come la Fondazione Leonardo possono essere veicolo di confronto tra alta cultura e scelte operative. La riflessione sul digitale va accelerata per fornire indicazioni ai governi, in particolare sul terreno dell’automazione, della sicurezza e della creazione di buoni lavori, perché è negli elevatissimi specialismi che l’Italia ha il vero vantaggio.

Sarà davvero un mondo diverso finita l’emergenza del coronavirus?

Dobbiamo chiederci: come possiamo riavviare lo sviluppo su basi nuove? Con un accesso più libero alla conoscenza, e valorizzando la diversità straordinaria del nostro territorio. L’orgoglio nazionale, se vissuto con la gioia di aprire ad altri, è bellissimo. Dobbiamo riscoprire la nostra anima più comunitarista, il comunitarismo aperto che segna la storia della penisola. E anche un po' di “anarchia” che liberi creatività: dentro linee guida nazionali, non dentro iper-regolazione procedurale.

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