06 novembre 2019

Perchè l'acciaio è importante

  • Di Elisa Albanesi

“L’Italia, nonostante non lo si dica mai, è un paese industriale, e ha bisogno di essere indipendente nella produzione di un componente essenziale come l'acciaio, che entra nella produzione di ogni cosa, ed è quindi fondamentale per la nostra economia e per garantirci una sovranità economica”.

Abbiamo intervistato Giorgio Arfaras, direttore della Lettera Economica del Centro Einaudi, sull’importanza dell’acciaio per la nostra economia.

-Perché l’acciaio è così importante per l’economia?

Due sono le spiegazioni principali: la prima è la più semplice. L’acciaio entra più o meno nella produzione di tutto quanto. È più simile al petrolio che al profumo, per fare un esempio. Il secondo elemento da capire, invece, è questo. Mi spiego con un’analogia: più di trent’anni fa chiesi a un produttore indipendente di componenti per le auto, quale fosse la sua forza. Mi rispose che la sua forza era l’indipendenza. Il produttore indipendente, infatti, non ha alcun obbligo nel favorire un produttore finale rispetto ad un altro. Se io produco fanalini, e ne vendo tantissimi per una casa automobilistica, ma sono di proprietà di una concorrente, questa può bloccare la mia produzione per sfavorirlo. Questo non può avvenire se invece sono un produttore indipendente.

-Perché l’acciaio è importante per l’equilibrio geopolitico?

Per la stessa ragione di prima. L’acciaio è fondamentale per la sovranità economica. C’è chi pensa che lo sviluppo industriale sia importante, e chi sostiene che lo sia meno. Queste due culture attraversano in maniera trasversale tutti i partiti. Quando qualcuno dice che Taranto potrebbe sopravvivere con i sussidi e il reddito di cittadinanza, sta dicendo che ritiene lo sviluppo industriale meno importante. Non considera l’importanza di essere indipendenti di un bene che è presente nella produzione di tutto. E, inoltre, non spiega come potrebbero vivere coloro che fino ad oggi hanno lavorato nell’Ilva.

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Giorgio Arfaras dal 1982 al 2007 ha lavorato nell'industria e nella finanza: prima alla Pirelli – ufficio studi, direzione strategie, segreteria della presidenza e direzione finanziaria; poi alla Prime, come analista sui titoli italiani ed europei e quindi come gestore; infine, al Credit Suisse (Italy), sempre come gestore. Dal 1993 al 1995 ha collaborato alla stesura del Rapporto trimestrale di Prometeia. Nel 2007 ha scritto Il grand'ammiraglio Zheng He e l'economia globale e fondato la casa di ricerca Occamrazor. Collabora a giornali e riviste. Dal 2009 è direttore della Lettera Economica del Centro Einaudi.

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