19 dicembre 2019

Poesia di libri e corpi meccanici

  • Di Andrea G.G. Parasiliti

Fortunato Depero (quello che Se la pioggia fosse di Bitter Campari l’ombrello servirebbe per raccoglierla e il suo bastone una cannuccia per berla) nel 1927 crea il libro meccanico Dinamo Azari, volgarmente detto l’Imbullonato.

Si tratta del libro d’artista più bello mai realizzato, altro che il Jazz manoscritto di Matisse, con rispetto parlando per il Jazz. «Questo libro è MECCANICO imbullonato come un motore PERICOLOSO può costituire un’arma proiettile INCLASSIFICABILE non si può collocare in libreria, fra gli altri volumi. È quindi anche nella sua forma esteriore ORIGINALE, INVADENTE, ASSILLANTE come DEPERO e LA SUA ARTE. Il volume DEPERO FUTURISTA non sta bene in libreria e neppure sugli altri mobili che potrebbe scalfire. Perché sia veramente a suo posto, deve essere adagiato sopra un coloratissimo e soffice-resistente CUSCINO DEPERO». Ora, non capire che questo libro non possa stare nelle librerie o su altri mobili giacché non di un libro si tratta ma di Arte-Vita, di Poesia nel suo farsi, nel suo scomporsi e ricomporsi, (“Nessuna poesia prima di Noi”, diagnostica Marinetti in apertura a Zang Tumb Tumb), e che pertanto un cuscino coloratissimo, soffice-resistente è il suo posto – lo stesso cuscino sui quali tessevano versi i poeti combattenti arabi dei quali il fondatore del Futurismo è il più degno rappresentante modernista – non capire tutto questo, dicevamo, per citare l’Ernst Jünger di Vierblätter, vuol dire «possedere la vista, non la percezione».

Il libro finalmente meccanico è Poesia. Non è più materiale da biblioteca, bensì da officina. È ritratto cinematicamente nell’eterna poiesis, nel suo eterno farsi, nell’eterno – ed effimero – comporsi e riscomporsi. Come lo è il corpo resistente di chi si è fuso con la macchina. «Mi dispiace non essere costruito d’acciaio e somigliare alla macchina e prolungare a 10 secoli la mia esistenza – continua il bevitore di Campari. Si sono tentati dei felici esperimenti con i mutilati, per applicare elementi meccanici all’uomo. [...] Per superare tutte le miserie umane, terrene, animali, ricorriamo alla macchina». Giustamente, Marinetti ferito nella prima Guerra Mondiale detta in ospedale (a Bruno Corra) un pamphlet erotico dal titolo Come si seducono le donne. Ferito e scheggiato all’inguine (l’unico tatuaggio degno di un futurista), elogia il mutilato: «Donne il mutilato che voi bacerete non vi apparirà mai fiacco, vinto, scettico, spento, poiché porterà su di sé le tracce tumultuose e l’atmosfera accesa della mischia e negli occhi la gioia esultante di avere rovesciato giù degli austriaci a baionettate. Questo non è Romanticismo che disprezza il corpo in nome d’una astrazione ascetica. Questo è futurismo che glorifica il corpo modificato e abbellito dalla guerra». Fusione della carne con l’acciaio in odore di immortalità, di erotismo, di resistenza, di divenire. Come l’incantevole bosforo d’Italia, la Messina terremotata nel 1908. «Il risveglio veramente fulmineo di Messina dimostra la sua forza imperitura: una forza che non esito a chiamare futurista. Meravigliosa città improvvisata di baracche che s’inghirlandano d’edera tenace e di garofani, rallegrata dai pleniluni da gioconde mandolinate sopra una terra tremante in cui circola la violenza dei vulcani. Messina simboleggia perfettamente il futurismo cioè la volontà indomabile dell’uomo che affronta e sfida tutte le forze coalizzate della natura senza rimpianti, senza dubbi senza nostalgie, per conquistare il proprio avvenire».

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