24 giugno 2020

Progetto Urban Jungle, la sfida green di Prato

  • Di Amelia Cartia

Valerio Barberis, assessore all’urbanistica della città ci spiega il progetto, che coinvolge l’archistar Stefano Boeri.

Dopo l'articolo di Alessandro Profumo apriamo il confronto con le istituzioni, l'impresa, la politica e la cultura. Ecco l'esempio di Prato.

Il distretto tessile più grande d’Europa verso una riconversione green. A raccontarci i progetti che porteranno il polo industriale di Prato a diventare una smart city modello per la sostenibilità ambientale è Valerio Barberis, l’assessore all’urbanistica che insieme al sindaco Matteo Biffoni si è intestato la sfida della “forestazione urbana”, coinvolgendo tra gli altri anche l’architetto Stefano Boeri e lo scienziato Stefano Mancuso. Un vantaggio economico oltre che ambientale, stimato in 191.000 euro per ogni anno in termini di risparmio energetico, e di 224.500 euro risparmiati ogni anno per l’inquinamento atmosferico assorbito dalle piante. Il tutto con un investimento di poco meno di 3 milioni.

Valerio Barberis

Valerio Barberis

“Il progetto Urban Jungle - spiega Barberis - fa parte del piano di forestazione urbana che è allo studio dal 2015, ed è stato inserito nel piano operativo nel 2018. Il tema ambientale è emerso come centrale, tant’è che la città viene riconcettualizzata come una rete di linee verdi al cui interno ci sono delle isole costruite, al contrario di come è stato finora. Il centro del piano è ridurre a zero il consumo di suolo e recuperare l’esistente: l’uso del verde non è più un elemento ornamentale ma parte normativa, legge della città. La collaborazione con Boeri e Mancuso è emersa in seguito a un dibattito con i pratesi: se la natura deve diventare strumento utile ai fini degli ecosistemi urbani, della salute, della biodiversità e della resilienza, allora va strutturata con approccio scientifico. Mancuso ha fatto un’analisi dei benefici ambientali a proposito dei circa 30.000 alberi già di proprietà della città, cui si aggiungono quelli dei giardini privati, valutando gli effetti sull’assorbimento di Co2, sui fattori inquinanti, sul ruscellamento, la riduzione della temperatura e la qualità dell’aria. Su questo studio si è innestato il lavoro dello studio di Stefano Boeri, che ha sviluppato un piano di forestazione complessiva della città, partendo dalle grandi aree aperte esistenti. Lo studio Boeri ha redatto un piano declinato in sei azioni di diverso tipo, a scalare nel tempo: il piano prevede che vengano piantati 190.000 nuovi alberi da qui al 2030, lavorando anche con il distretto vivaistico di Pistoia”.

(sinistra) Stefano Boeri (destra) Stefano Mancuso

(sinistra) Stefano Boeri (destra) Stefano Mancuso

Su questo piano complessivo si innesta la riqualificazione e il riutilizzo di tre aree urbane, con il recupero di edifici industriali.

Sempre lavorando con Boeri e Mancuso abbiamo partecipato alla call di urban innovative actions. La vera sfida è trasformare l’esistente, andando ad aggiungere nuove strategie rispetto al piano di forestazione urbana. È fondamentale riutilizzare l’esistente e ridurre il consumo di suolo, dal momento che nelle città il 40% della Co2 viene emessa proprio dalle costruzioni, il 30 dalle industrie il 30 dalla mobilità. La parte già costruita non verrà demolita ma sperimenteremo delle tecnologie tali per cui la natura invaderà le costruzioni industriali esistenti, portando l’edificio a fare le stesse cose che fanno i parchi. Gli edifici scelti sono rappresentativi per la storia industriale della città: l’edificio Estra, uno stabile riutilizzato per edilizia popolare abitativa, e il Macrolotto Zero, archeologia industriale.

Dopo la presentazione fatta a febbraio il lockdown vi ha rallentati?

Al contrario: abbiamo continuato a lavorare in smartworking per Prato Urban Jungle, insieme ai tanti stakeholder che aiuteranno il settore pubblico nella gestione del verde urbano, da Legambiente a Estra, insieme allo studio Boeri e a Pnat di Mancuso. Il Cnr intanto sta facendo per i distretti il digital twin, un gemello della città in virtuale che analizza i temi ambientali, per testare e implementare poi i dati nei valori reali. La realizzazione avverrà a partire dal 2021.

Qual è l’impatto ambientale previsto?

Sono previste strategie sulle aree urbane, filiere di politiche integrate e altri progetti correlati a Prato Urban Jungle: su tutti, Urban Innovative Action, un progetto finanziato all’80% dalla Regione, che permetterà la creazione di nuovi spazi pubblici e verdi nel Macrolotto Zero, un quartiere densamente popolato dove si concentra una forte presenza di quelle famiglie di origine cinese che lavorano nell’industria tessile di Prato. Ci sarà anche la riconversione in parco dell’ex ospedale, nel centro urbano. Tutto un progetto green che nel suo totale sfiora i dieci milioni di euro.

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