16 gennaio 2020

I Sorveglianti. Questo è il potere

Mattia Effrem, appunti per una saga/4

Grazie. Rispondo subito. Non siamo un governo ma possiamo essere più decisivi di un governo. Non siamo un Parlamento, ma possiamo orientare i comportamenti dei cittadini in modo più incisivo di quanto possano fare centinaia di leggi. Non siamo un partito, ma i nostri affiliati, coloro che consumano i nostri prodotti, seguono i nostri suggerimenti in modo più leale e continuativo di quanto non facciano gli iscritti a un partito. Non abbiamo un esercito. Ma non ne abbiamo bisogno. Vedi, mia cara, noi siamo semplicemente il potere, senza aggettivi; siamo nudo potere. Un partito, un’agenzia governativa o parlamentare conosce appena l’indirizzo e il numero di telefono di un certo numero di cittadini. Noi, combinando tutte le informazioni, possediamo circa 5.000 punti dati di più di circa due miliardi di persone in tutto il mondo. Conosciamo o possiamo in brevissimo tempo conoscere tutto di tutta la popolazione attiva del pianeta. Noi possiamo sapere di ciascuno come vota, che malattie ha, quale sia la situazione finanziaria, se ha comprato armi, se è in rapporto con gruppi terroristi o se è lui stesso un terrorista. Noi sappiamo tutto di tutti. A ciascuno vendiamo a prezzi onesti ciò di cui ha bisogno. Chi compra paga la merce e, in più, ci regala i suoi dati. Noi vendiamo la nostra merce, lui ci regala la sua merce. Noi conosciamo lui. Lui ha fiducia in noi. Questo è il potere. Non dobbiamo minacciare sanzioni, non dobbiamo promettere paradisi. Noi suscitiamo fiducia. La fiducia è l’anima del potere. Sembra facile. Ma non è facile. Occorre essere sempre all’altezza delle domande, non solo di quelle che sono già state formulate ma anche di quelle che lo saranno. Le domande vanno anticipate. La capacità di anticipare le domande toglie ai nostri affiliati la fatica di scegliere. Noi scegliamo per loro, sulla base di quello che loro hanno dimostrato di volere attraverso gli acquisti precedenti, le relazioni, la vita di ogni giorno. Noi gli diciamo quello che vogliono. Vedi, Kubra, la politica dà ansia; noi diamo serenità; la politica semina dubbi, noi regaliamo certezze; la politica vende conflitti, noi regaliamo pace. La politica chiede consenso oggi in vista di un vantaggio del tutto eventuale domani. Noi segnaliamo ai nostri affiliati l’opportunità di un acquisto; nostri affiliati vedono subito il vantaggio dell’acquisto e comprano. In più ci regalano i dati. In base a questi dati noi individuiamo i loro bisogni futuri. Tutto questo fa di noi un potere. Le persone vogliono essere serene e tranquille. Noi le rendiamo serene e tranquille. La politica non rende né sereni, né tranquilli.

Posso, Signore?

Dieci secondi, nome e paese di provenienza.

Ismael, Oman.

Prego, la domanda. Tiny guardò l’orologio.

Signore, noi nel futuro saremo un potere politico? E poi: chi sono i nostri nemici?

Sei già salito a bordo? ‘ un po’ presto, ma va bene. Non so e non mi interessa. Noi saremo sempre più potere. Senza aggettivi. Non ne abbiamo bisogno. Al nostro business non servono aggettivi. Noi orienteremo sempre più i comportamenti delle popolazioni; noi sapremo con precisione sempre maggiore come voterà ciascuno; noi potremo far nascere simpatie o antipatie. Siamo e saremo sempre di più oltre il potere politico. In più ricordatelo, la nostra forza è il silenzio. Quello politico è un potere apparente, perché è trasparente e temporaneo. L’essere trasparente lo rende preda di contese che ne paralizzano le decisioni. Avere una scadenza lo rende transitorio. Vorrebbe prevedere, ma non ci riesce e questo lo rende fragile. Noi siamo il potere perché siamo segreti, non abbiamo scadenze e siamo in grado di prevedere con certezza. Nemici? Non abbiamo nemici fuori di qui. Ora devo andare, credo che abbiate la lezione di microtargeting e io ho un impegno a Dubai stasera. Una cosa: la nostra forza sono disciplina e competenza. Ricordate, disciplina e competenza. Uscì dalla sala, senza sorridere.

La fiducia è l’anima del potere. Sembra facile. Ma non è facile. Occorre essere sempre all’altezza delle domande, non solo di quelle che sono già state formulate ma anche di quelle che lo saranno

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