08 maggio 2020

Rantologia

  • Di Oriano Giovanelli

Una storia vera, intima, vissuta da dentro al male faccia a faccia con il virus che uccide.

La più bella cosa che io abbia letto sul Covid-19.

Ci voleva la sensibilità di uno scrittore, teatrante, musicista, operatore sociale sempre a contatto con le fragilità, gli imprevisti, le marginalità, le rovinose cadute e la caparbia volontà di cercare speranze, per mettere insieme pagine così leggere e potenti.

Questo è "Rantologia, voci della terra dei tubi" di Michele Gianni, milanese trapiantato a Fano.

Un titolo che dice già tutto tanto che Elio e Le Storie Tese ne potrebbero trarre un concept-album

Una trentina di pagine. Un racconto che è un romanzo. Bisogna leggerlo piano, perché le cose vanno fatte per bene.

Ogni parola, ogni ironia, ogni sensazione profonda va distillata perché nulla vada perduto di questa esperienza che Michele Gianni condivide con chi legge senza barriere e inibizioni. Del resto l'uomo non impara dalla vita, l'uomo dimentica per sopravvivere e ci vogliono i cantori perché ricordi e provi a vivere.

Bisogna farsi portare dentro lo smarrimento e la voglia di capire, dentro ai fatti e ai volti che hanno introdotto alla malattia, dentro la paura per se e per gli altri, dentro lo sconcerto, dentro la voglia di combattere, dentro agli effetti devastanti del virus, dentro ai pensieri di chi riesce ancora a pensare, dentro al dolore, dentro al grottesco, dentro all'ammirazione, dentro alla gratitudine, dentro alla passione per un lavoro speciale, dentro al futuro che vive nei monologhi ripetuti a memoria per uno spettacolo che si farà che si dovrà tornare a fare.

In queste pagine non c'è mai il dramma dell'addio perchè la voglia di vivere è più forte ma non c'è neppure l'orgoglio del combattente vittorioso. Michele Gianni lotta contro la RIA ( la rianimazione), parla con il cibo che ringrazia per la forza che gli dona, benedice la salma del suoi vicino di letto, corre con la memoria dal padre al suocero, da Silvano al carcere, dal servizio di leva al teatro. Una umanità di fondo regge il tutto senza mai scivolare nello stucchevole del genere televisivo ci stanno propinando a man bassa.

Se cercate fiducia e ottimismo un tanto al chilo potete anche astenervi dal leggere. Se invece avete sete di capire dal di dentro a questo sconquasso che la pandemia ha prodotto allora sì questa è la lettura giusta. Non vi consolerà ma vi farà bene.

Michele Gianni ha scritto queste pagine in attesa che la sua guarigione fosse sancita dai due tamponi consecutivamente negativi. Cosa che si è per fortuna verificata. Ha deciso di usare i social di cui ha apprezzato il valore durante la malattia per proporre al lettore un contributo volontario a sostegno della prevenzione dal contagio nelle case di riposo di Pesaro. La raccolta ora conclusa ha avuto un significativo successo oltre cinquemila euro. A maggio uscirà in libreria per i tipi delle Edizioni Ventura di Senigallia

1. Positivo

Avevo la febbre da un venerdì. Il sabato mattina ho chiamato la guardia medica. Un po’ di febbre, poca tosse, nessun contatto con persone che io sappia infette. Non c’è da allarmarsi, dice la guardia medica. Comunque chiami il numero verde regionale.

2. Pronto soccorso

Questa volta non mi portano in una stanzetta. Mi portano in uno stanzone affollato fino all’inverosimile. Un’infermiera quando mi vede arrivare fa al portantino il gesto “ma dove cazzo vai?”. Comincio a sentire i rantoli e i lamenti che escono dalle varie stanze e si mescolano nel corridoio. La colonna sonora che mi accompagnerà per tutta la degenza.

3 In viaggio per la tac

Vengono due donne vestite di tulle e di organza, un sovrapporsi di strati verdi e azzurri, con qualche tono sul viola, che però è forse dato solo dalla mescolanza di colori distinti sullo sfondo di camici o grembiuli di colore indefinibile. Mi dicono che andiamo a fare la TAC. Una di loro mostra orgogliosa la visiera che sovrasta la mascherina, incastonata sotto una scuffia elastica. Me l’ha data mio moroso. Lui la usa quando fa snowboard.

4. Rantologia

Fabrizio De Andrè nella canzone “la via della croce”, contenuta nell’album “La buona novella” ciracconta di Cristo che “ben più della morte che oggi lo vuole” viene ucciso dalle “voci dei padri di quei neonati, da Erode per te trucidati” che per “trent'anni hanno atteso, col fegato in mano, i rantoli d'un ciarlatano”.

Fabrizio De Andrè - Via della croce

5. La lotta

Un giorno insieme alle patate mi portano un pezzo di pollo. Decido che devo mangiarlo. Prima di farlo mi rivolgo al pollo. Lo ringrazio; mi scuso, non sono stato io a chiedere di ammazzarlo, me lo sono trovato lì e a quel punto lo mangio. Non so se il pollo apprezza il mio discorso, ma mi sento la coscienza e posto e sento una gran forza entrare in me.

6. La morte accanto

Rimango solo con lui tutta la mattina. A un certo punto ho un impulso che non mi sarei mai aspettato, agnostico come sono sempre stato. Sento il bisogno di benedirlo. Mi alzo in piedi, mi avvicino alla finestra ma mi porto verso la parete di fondo. Vedo bene il suo volto. Se c’è un cielo per chi ha troppo sofferto, questo cielo è per te. Detto questo spalanco la finestra per fare entrare il cielo o per far andare il mio vicino verso il cielo.Manovra improvvida. La maniglia mi rimane quasi nelle mani, è attaccata al telaio con delle viti posticce e del nastro adesivo, è difettosa.

7. Il contagio

Stefano, che tiene i contatti con l’albergo convenzionato con la Caritas riceve una chiamata dall’albergatore: la camera di Silvano è chiusa e esce un gran puzza.

8. La cura

Non riesco a provare gioia. Sento la vergogna del sopravvissuto.

9. Il teatro

Io leggo molto, ma non mi sono portato niente in ospedale, né mi sono fatto mandare niente. Stavo leggendo “Le rane” di Mo Yan, la storia di un’ostetrica che partecipa alle campagne per il controllo delle nascite in Cina durante la rivoluzione culturale.

E io, checchè ne dica Pennac, non comincio mai un libro prima di averne finito un altro.

Rinuncio alla lettura. Mi resta solo la ripetizione ossessiva, la rimodulazione dei miei monologhi.

Buona lettura di Rantologia

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