11 novembre 2020

Covid-19, repetita non iuvant

  • Di Nicoletta Cusano

La prima fase della pandemia Covid-19, in Italia e nel resto del mondo, è stata caratterizzata dal susseguirsi di giudizi che si sono costantemente rovesciati nel loro contrario. È stato un caso?

Ripercorriamo gli eventi. Lo scorso febbraio le prime informazioni in Italia si sono presentate in maniera rassicurante: “c’è un’epidemia, ma è circoscritta alla Cina”. Dopo pochissimo tempo si è dovuto prendere atto che era vero il contrario: “il virus è in Italia”. Si è aggiunto “però non è grave: è una simil-influenza”. Anche quest’ultima affermazione si è però rovesciata nel suo contrario: “è più di un’influenza”. E poi: “le mascherine non sono indispensabili”. Ma poco dopo il rovesciamento: “sono indispensabili”. Si potrebbe andare avanti, ma più che perdersi nei particolari, qui conta comprendere la logica di fondo. Per non ripetere l’errore, perché in questo caso repetita non iuvant.

Il virus era sconosciuto alla Scienza: non c’erano dati statistici. E poiché la Scienza è capacità previsionale su base statistica, era un motore senza benzina. Privi di dati statistici, gli Scienziati sono precipitati nella situazione bene descritta da Leonardo da Vinci: “quelli che s’innamorano di pratica, sanza scienza, son come ‘l nocchiere, ch’entra in navilio sanza timone o bussola, che mai ha certezza dove si vada”.

Si aprivano allora due vie: dare priorità alla consapevolezza di non avere timone e bussola, cioè dati statistici, e perciò seguire il principio per cui quello che non può essere escluso va considerato possibile, oppure valutare basandosi su analogia e verosimiglianza. Il ‘Comitato Tecnico-scientifico’, a cui ogni Politica mondiale ha di fatto riconosciuto il potere, si è spaccato in due: una parte ha invitato alla massima prudenza, una parte ha rassicurato, giudicando esagerati gli scenari negativi. Si è cercato di comprendere il ‘nuovo’ con le categorie del ‘vecchio’ e così non si è vista l’assoluta novità. Si pensi al fenomeno storico della Restaurazione, che si afferma come il semplice ritorno del passato e invece nasconde il nuovo che avanza.

Il processo italiano si è ripetuto in Europa e nel mondo. La lezione italiana non convinceva gli altri Stati, come le immagini della Cina non avevano convinto l’Italia. Molti hanno pensato: gli Italiani stanno sbagliando qualcosa, a noi non accadrà. La Germania ha guardato con benevola superiorità l’Italia (forse è un popolo poco pulito, si è perfino detto), poi ha chiuso tutto. La Francia, così vicina all’Italia, ma così impermeabile alla sua lezione, ha incautamente dato corso alle municipali del 15 marzo, poi ha chiuso tutto. La Gran Bretagna, che predicava l’immunità di gregge - i più forti sopravviveranno, evviva Darwin! -, arrivato il virus ha chiuso tutto, nel disorientamento generale per una guida che, in definitiva, ha mostrato che la spavalderia finisce in rianimazione. In Spagna fino all’8 marzo i cortei; poi si chiude tutto. Negli Usa dalla vicinanza ai “poveri italiani” alla tragedia: si chiude tutto. Idem in Svezia: dopo l’imprudenza, le scuse mortificate del premier. Il “si chiude tutto” è stato il segno del rovesciamento dialettico della prima fase del Covid-19.

Il ripetersi di questo schema, in cui ogni affermazione si è sempre rovesciata nel suo contrario, è forse un caso? Qui può rispondere la filosofia, in modo particolare quella di G. W. F. Hegel, per cui la Realtà, nella sua essenza, è la stessa Ragione che si autosviluppa secondo un processo logico necessario che ha in sé il proprio motore e che Hegel definisce ‘dialettico’. Ebbene una visione dialettica, centrata sulla relazione tra la parte e il tutto, sarebbe stata e sarebbe preziosa per la Politica e per quel dominus del nostro tempo che è la Tecnoscienza. Vediamo perché.

Il primo apparire di ogni cosa, dialetticamente concepito, consiste in un presentarsi che Hegel definisce ‘astratto’ nel senso etimologico (ab-straho) di ‘separato’ dal contesto in cui accade, dalla relazione con le altre cose e in generale con la propria negazione. Nel suo primo presentarsi è come se la cosa dicesse: sono questo e per esserlo non ho bisogno d’altro. Ogni affermazione astratta, nel senso ora chiarito, crede di potersi costituire a prescindere dalla propria negazione; ma se prescinde dalla propria negazione, non la nega e se la tiene accanto come una possibilità aperta, in cui può rovesciarsi in qualsiasi momento. Facciamo un esempio. Appare qualcosa che ha sembianze di una torta. In chi la vede si presenta la convinzione che sia dolce; tuttavia, assaggiandola, sente che è salata. La prima convinzione (esser-dolce) era astratta, separata dalla sua negazione: si era costituita come convinzione dell’esser-dolce a prescindere dalla negazione del salato e quindi – come è accaduto - poteva rovesciarsi nel suo contrario. Altro esempio. Vi sono dichiarazioni di amore assoluto che al primo dubbio si rovesciano nel loro contrario, nell’odio e nella violenza. Perché accade? Perché quell’amore è affermato astrattamente, prescindendo dalla sua negazione, dal non-amore; e in quanto ne prescinde, non lo può negare; e se non lo nega, può rovesciarsi nel suo contrario alla prima occasione: se si prescinde dal non-amore, se non si sa cosa sia, si può addirittura credere che quella forma di non-amore che è la violenza sia amore. Un altro caso è dato da quel primo presentarsi dell’innamoramento in cui l’Amato sembra perfetto non perché abbia negato le imperfezioni, ma perché appare così all’Amante. È possibile che ben presto si presentino le imperfezioni dell’amato, che non sono altro che la negazione non negata della perfezione che stava lì, pronta a fare irruzione al suono di “non sei come pensavo”. Questa affermazione ha guidato tutta la prima fase della pandemia: non era come si pensava.

Con l’inizio dell’estate si sono rarefatti i casi. È tornata la fiducia, perché l’uomo tende a dimenticare presto. Alcuni scienziati, seguendo la logica del ‘ciò che non si vede non c’è’, hanno sostenuto che il virus, essendo sparito dalle terapie intensive, non ci fosse più. Tuttavia, pochi mesi dopo, come ampiamente previsto, alla sparizione estiva del virus è seguito il suo ritorno. A settembre l’Italia aveva davanti a sé il caso di Francia e Spagna, che l’hanno preceduta di qualche settimana. Ma come prima l’Italia non era servita di lezione alla Francia, ora la Francia non è servita di lezione all’Italia. Adesso si va verso un lock-down generale e si pongono molte domande, tra cui se vi sia un nesso tra la riapertura delle scuole-università e la risalita del tasso di contagiosità. Lo Stato ha rassicurato per un paio di mesi, dicendo che la scuola era “il luogo più sicuro” perché non si registravano casi. Ma non era forse in azione anche lì la solita logica astraente? Sembra di sì.

L’astrazione ha operato separando il virus dal suo tratto essenziale: l’invisibilità. Si è dimenticato che il suo manifestarsi è, nella maggior parte dei casi, silente. Non si è considerato il ragionamento più elementare: che i giovani potessero rimanere in grandissima misura asintomatici o paucisintomatici e contagiare genitori, nonni, zii, parenti. Perciò tutti a scuola, nei bus, nelle metropolitane, nei treni. Stipati. E poi a casa. È stato probabilmente uno dei modi silenziosi in cui il virus è entrato nelle case, portato da figli e nipoti a genitori e nonni.

La filosofia non deve dare giudizi, ma comprendere il reale. Anche per aiutare l’agire al perseguimento coerente dei suoi fini. E se qui il fine è gestire al meglio l’emergenza Covid-19, allora si tratta di capire perché si è continuato a ragionare in maniera astratta e separante. Per rispondere, insieme a Hegel merita citare Eraclito. Per lui la verità è polemos, lotta tra i contrari: ogni cosa è quello che è in quanto nega il proprio contrario. Eraclito sottolinea però che l’aspetto essenziale di ciò che si presenta immediatamente come lotta è l’‘invisibile armonia’. Che la lotta sia armonia non è una contraddizione, ma espressione di quel lato profondamente dialettico del contrapporsi che, proprio in quanto contrappone, unisce, lega, rende identici e insieme diversi i contrapposti. Ebbene, secondo Eraclito la tendenza comune dell’uomo è quella di non comprendere l’unità dei contrari, ma di vedere sempre e soltanto le cose nel loro stare separate una dall’altra. Gli uomini non comprendono l’invisibile armonia nemmeno dopo che gliela spieghi, amava ripetere Eraclito.

Proviamo a leggere quanto sta accadendo ed è accaduto nelle ultime settimane alla luce della lezione di Eraclito e Hegel. Le maggiori problematiche operative legate al Covid-19 sono sorte all’interno della relazione tra l’Esecutivo, il Governo centrale, e le Regioni-Province. In tale relazione il Governo è la sintesi, le Seconde le sue parti. Ebbene Sintesi e Parti danno talvolta l’impressione di agire come se fossero ‘scollate’, come se non avessero bisogno della relazione che le unisce. Come se il naso ritenesse di non avere bisogno del volto e il volto del naso. L’unità rimane invisibile al loro sguardo.

Qui la filosofia può dire quanto segue: la Sintesi è tale solo se è sintesi delle Parti, altrimenti è un guscio vuoto. Non è più Sintesi: è altro da sé. La Parte è tale solo in quanto appartiene alla sintesi. Altrimenti non è più Parte: è altro da sé. Ed essendo così alterate, ogni tentativo di dialogo tra loro è impossibile: un incontro necessariamente mancato, come quello di Achille con la tartaruga.

Nicoletta Cusano dal 2013 dirige la Rivista scientifica La Filosofia Futura (presieduta da Emanuele Severino); dal 2010 docente per la cattedra ontologia fondamentale (Università Vita-Salute San Raffaele di Milano), dal 2020 dirige il progetto IA e coscienza per CRIF (Bolzano).

Nicoletta Cusano dal 2013 dirige la Rivista scientifica La Filosofia Futura (presieduta da Emanuele Severino); dal 2010 docente per la cattedra ontologia fondamentale (Università Vita-Salute San Raffaele di Milano), dal 2020 dirige il progetto IA e coscienza per CRIF (Bolzano).

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