21 ottobre 2020

“(Ri)costruzione” L'aerospazio come strategia della ricostruzione

  • Di Giuseppe Alberto Falci

In Italia al solo sentire la parola aerospazio i più alzano le spalle, come a temere uno spreco. «Ma si tratta di una sciocchezza», replica Mario Benotti che ha dato alle stampe un libro per le edizioni PIEMME dal titolo “(Ri)costruzione”. Sottotitolo: lavoro, industria, sanità, scuola, politica e giustizia: risollevarsi dalle macerie pre e post Covid. E risollevarsi significa ripartire anche dall’aerospazio e dalla strategicità di un settore così delicato.

Giornalista, inviato speciale della Rai, attualmente vicepresidente esecutivo di Partecipazioni Spa e presidente di Optel, consorzio pubblico privato di ricerca scientifica e industriale nei settori della microelettronica industriale e delle scienze della vita, Benotti spiega a Civiltà della Macchine il suo punto di vista.

«In questo Paese si demonizza la ricerca militare, sostenendo, ad esempio, che l’acquisto di un numero di caccia F35 costringerebbe lo stato a togliere risorse al Welfare. Questo non solo rappresenta un ragionamento miope, ma una bugia e un concetto concettualmente sbagliato».

Perché?

«Perché chi dice queste cose non si rende conto dell’indotto, dell’importante relazione che esiste fra l’Industria della Difesa ed il sistema della ricerca industriale. La ricerca in campo militare si tramuta sempre in un progresso in campo civile. Tutto ciò che è stato scoperto e testato in campo tecnologico, penso ad esempio a Internet, ha una genesi di derivazione molto spesso, come in questo caso, militare».

Non a caso lei a un certo punto scrive: «Una nazione che non investe in ricerca militare e in difesa, è una nazione destinata a dipendere dagli altri, con tutte le conseguenze del caso». Ecco, quali sono le conseguenze del caso?

«Il rischio è di essere seriamente colonizzati se non si investe in ricerca militare e aerospaziale. Ora, ad esempio, Leonardo ha avviato una importante collaborazione in un programma di ricerca industriale aerospaziale: non può essere solo una cosa che interessa a Leonardo, ma deve rappresentare un successo ed un volano per l’intero Paese. Leonardo e Fincantieri debbono e in prospettiva dovranno essere sostenuti dal governo. Avere brevetti e tecnologia proprietaria all’interno delle Aziende contribuisce al necessario raggiungimento di quella sovranità tecnologica a livello nazionale ma anche europea. E di cui parla ThierryBreton, il commissario europeo che ha la delega al Mercato Interno. In sostanza, senza un recupero della sovranità tecnologica sarà molto difficile per il nostro Paese dapprima e per Bruxelles più in generale competere a livello mondiale».

Eppure ora tutti i riflettori sono puntati su Covid e le sue conseguenze. La pandemia può essere un volano o un freno al settore della sicurezza? O l’industria della difesa può essere un motore di ripresa?

«Investire in difesa, ricerca militare e aerospazio non significa aver impiegato soldi dati a perdere. O che abbiano un ritorno su poche persone. Io capisco che può essere più semplice destinare denaro a pioggia sulla cassa integrazione, ma quest’ultima la paga lo Stato. Bisogna aiutare chi è rimasto indietro e chi dalla crisi è stato ed è colpito, ma occorre anche creare nuovi posti di lavoro, aggiornarsi, il più possibile riconventirsi.».

A questo punto della nostra conversazione quale suggerimento si sentirebbe di dare al governo e al presidente del Consiglio?

«Il consiglio è di mettere risorse. Se fossi il presidente del Consiglio, se fossi dunque nelle condizioni di poter indirizzare una parte delle risorse, punterei sulla possibilità di rientrare ad esempio in Airbus. Il tutto in un’ottica di valorizzazione anche dei rapporti e dei vincoli che ci legano da una parte all’Europa e dall’altra al Patto Atlantico. Non solo. Rientrare in Airbus consentirebbe all’Italia di riprendersi un posto al tavolo di chi decide un pezzo importante delle strategie industriali del continente e del mondo insieme a Francia, Germania e Spagna. E comunque sostenere Fincantieri e Leonardo: senza queste due realtà forti il Paese tutto è destinato a perdere posizioni».

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