27 luglio 2020

Sanità italiana e big data

  • Di Armando Cirillo

La digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, la realizzazione di canali digitali tra PA e cittadini per la semplificazione, la fruizione, l’accessibilità, il miglioramento dei servizi, rappresenta un obiettivo fondamentale nella gestione della cosa pubblica. Nei mesi scorsi, con la diffusione del Covid-19, abbiamo sentito tutti la necessità di avere strumenti tecnologici avanzati per non spegnere attività lavorative, restare connessi, ricevere servizi, e sono emerse le tante fragilità dell’Italia, del rapporto tra italiani e nuove tecnologie.

Facciamo qualche esempio per inquadrare il problema, in un’ottica Data-Driven. Sono ancora pochi i cittadini che, da Regione a Regione, a macchia di leopardo, hanno attivato il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), istituito con Legge dello Stato nel 2012. Uno strumento essenziale per la vita di tutti noi, per avere costantemente sotto controllo i nostri dati sanitari, un diritto che lo Stato deve garantire in ogni momento, e in particolare nei momenti di necessità o di emergenza. Circa 14 milioni di italiani hanno attivato questo importante strumento digitale, che richiede sicuramente ulteriori forme di rafforzamento, razionalizzazione, semplificazione al fine di garantirne la diffusione e la fruizione su tutto il territorio nazionale. Importanti passi in avanti, in termini di semplificazione e rafforzamento, sono stati compiuti con il Decreto Rilancio, di recente approvazione.

Circa 8 milioni di italiani hanno aperto l’identità digitale SPID, iniziativa istituita nel 2014 e diffusa a partire dal 2016. Tale procedura garantisce l’identità di accesso ai servizi della Pubblica Amministrazione, ma è ancora poco diffusa.

Stiamo utilizzando da qualche mese Immuni, un software di Contact Tracing, per contenere, insieme ad altre iniziative adottate dal Governo, la diffusione del Coronavirus. Circa 4 milioni di italiani hanno deciso di installare questa “App” sul proprio Smartphone. Sono numeri comunque importanti, da leggere dentro il contesto degli indicatori che descrivono il rapporto tra PA e cittadini italiani attraverso il digitale.

Questi tre dati servono a inquadrare il tema del digitale in Italia e orientare le mosse del decisore pubblico, anche per affrontare nel modo giusto una progettualità strettamente collegata a quella della digitalizzazione: l’utilizzo innovativo dei dati attraverso l’intelligenza artificiale.

Il Ministero della salute porta avanti due progetti importanti, in linea con gli indirizzi dell’Unione Europea e in stretta collaborazione con i Paesi del G20, in materia di utilizzo dei dati sanitari: il modello predittivo, per il quale sono state approvate delle importanti norme nel recente Decreto Rilancio, che servirà in particolare per la programmazione e la razionalizzazione della spesa sanitaria e il progetto Health Big Data che punta a mettere in rete gli IRCCS ( Istituti di ricerca e cura a carattere scientifico) al fine dell’utilizzo dei dati sanitari per attività di ricerca scientifica, perché la ricerca si fa in laboratorio e con il calcolatore.

A tal proposito è utile segnalare la crescita del nostro Paese nella capacità computazionale. A Bologna è attivo il Supercalcolatore Marconi e nel 2021 sarà attivo il Supercalcolatore Leonardo, che collocherà l’Italia sul podio dei primi 5 Supercomputer più potenti al mondo.

L’utilizzo dei Big Data, in forma anonima e aggregata, nel rispetto del GDPR, rappresenta un obiettivo fondamentale per la sanità italiana, sapendo che possiamo parlare di uso innovativo dei dati sanitari solo quando essi producono un miglioramento delle prestazioni al cittadino.

Il Ministero della Salute, nell’attività di monitoraggio, ha individuato 282 iniziative di telemedicina in tutta Italia attive nel 2018 e 31 di esse sono destinate ad essere approfondite attraverso la metodologia Mast (Model for Assessment of Telemedicine).

Le iniziative non mancano quindi e sono di grande rilevanza. E allora cosa manca per fare un salto di qualità?

A mio parere bisogna razionalizzare, semplificare, sburocratizzare e, parallelamente, prevedere l’ingresso nella pubblica amministrazione di informatici, algoritmisti, figure specializzate in Machine Learning, Data Scientist. Lo Stato deve essere autonomo in queste materie così delicate, deve specializzarsi con l’esperienza dei propri tecnici, deve poter garantire i diritti individuali connessi a queste iniziative, puntando su figure professionali giovani da mettere a sistema dentro la Pubblica Amministrazione, in ogni angolo, dal centro alle periferie.

Dobbiamo superare la frammentazione di tante iniziative, offrendo ai cittadini strumenti il più possibile unitari, di semplice utilizzo, al fine di garantire il diritto alla salute anche attraverso la digitalizzazione e l’innovazione.

Armando Cirillo - Consulente del Ministro della Salute

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