10 marzo 2020

Si sta a casa e si legge

  • Di Pietrangelo Buttafuoco

Le strade come un andamento di fiume, a strapiombo sul vuoto.

E i giorni infelici, mai così felici.

Si sta a casa e si legge.

Un bel libro che aiuta a capire il senso della nostra giornata è Diceria dell’untore, il capolavoro di Gesualdo Bufalino.

La storia racconta l’apprendistato di degenza nel sanatorio della Rocca a Palermo.

Elvira Sellerio lo dà alle stampe negli anni ’80 tutti da bere ed è un grande successo subito premiato al Campiello in forza proprio della diceria: non c’è colpa senza colpevole.

Il narratore ha più letto libri che vissuto giorni. Descrive il flagello dell’epidemia. L’attesa della cura è “una noia come un’altra”. Il Gran Magro – il medico – organizza spettacoli con i pazienti, come il numero di danza in cui Marta Bruno, una ventenne ricoverata, malata terminale, folgora d’amore il protagonista e quel che accade tra loro – separarsi – è proprio crepacuore e teatro. È tutto un recidere il cordone ombelicale col sublime.

Ci si congeda dalla diceria che è testimonianza di una retorica e d’una pietà.

Ogni grande libro trova un abbinamento con una partitura di musica.

Perfetto assaporare ogni pagina con le parole e le note di Cosa sono le nuvole, una canzone di Domenico Modugno.

“Il derubato che sorride ruba qualcosa al ladro.

Ma il derubato che piange ruba qualcosa a se stesso.”

Gesualdo Bufalino, Diceria dell’untore, Sellerio.

Gesualdo Bufalino, Diceria dell’untore, Sellerio.

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Quali saranno le conseguenze economiche, politiche e sociali della pandemia? È questo il focus del nuovo numero della rivista che vede gli interventi, tra gli altri, di Chiara Saraceno, Michele Fusco,Emanuele Felice e Francesco Grilllo. In apertura, inoltre, l’intervista al premio Nobel della fisica 2019 Didier Queloz.

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