31 gennaio 2020

Sorry we missed you. Liza Jane Turner la mia eroina

  • Di Oriano Giovanelli

Che Ricky Turner si stia mettendo un cappio attorno al collo e che non abbia vie d’uscita e finirà impiccato, Ken Loach te lo dice subito. Poi come un pugile ti martella allo stomaco fino a piegarti perché tu che guardi tante, troppe volte hai fatto finta di non vedere, non hai dato un senso alle tue azioni e sei protagonista di quella barbarie.

Ma tu eri ragazzo quando leggesti “la situazione operaia in Inghilterra” di Friederck Engels e hai appena finito di leggere “Un volgo disperso-contadini d’Italia dell’800” di Adriano Prosperi. Sai che quel capitalismo mentre produceva tutto ciò che di disumano e brutale ha prodotto nello stesso tempo arava il terreno della storia introducendo contraddizioni che finivano per travolgere un vecchio pensiero dominante, quello degli stessi capitalisti, per imporne uno nuovo. I signori che stanno dietro alla brutale macchina che stritola Ricky Turner sono fratelli gemelli di chi fece le sue fortune con il potere della forza bruta durante il feudalesimo. Poi venne la peste, lo shock demografico, le proteste contadine e operaie nelle filande perché troppo pochi erano quei lavoratori per poter garantire ancora quelle prebende nobiliari, vennero le banche, la stampa, la scoperta dell’America. Venne il capitalismo. E ancora con l’evoluzione del capitalismo lo schiavismo, il lavoro minorile e poi le macchine, la tecnologia, la coscienza operaia le lotte le conquiste, gli errori e gli orrori.

Ken Loach non ti da il colpo del KO, non ti nega un futuro. Ti dice che Ricky rimarrà schiacciato con lui anche la sua dolcissima compagna Mollie perché loro sono la generazione vittima/carnefice. Quella che ha goduto di diritti per i quali hanno visto lottare i loro padri e non hanno potuto/saputo difenderli. Magari si erano anche illusi che più mercato meno stato, meno sindacato, significasse davvero più opportunità e più libertà. Ma la loro sofferenza introdurrà nella coscienza di Seb Turner ma ancora di più di Liza Turner la voglia di combattere, di fermare il furgone, di riscattare la violenza subita dai genitori. E lo faranno loro perché sono quelli che non guardano indietro non vogliono guardare indietro. Seb diventa pazzo quando gli togli lo smartphone (in quel momento ho pensato, sbagliando, ben gli sta, perché io non considero lo smartphone un pezzo fondamentale della mia vita mentre lui sì come giustamente fa notare Mollie) Ma ancora di più lo ha già capito Liza Jane che appena prende in mano per la prima volta la “pistola”, strumento di schiavitù del padre, comincia ad elencarne con il sorriso tutte le potenzialità positive, con la familiarità di un informatico.

Per Liza Jane e per Seb il pensiero degli stessi sfruttatori di quel sistema è già vecchio e può essere travolto. Magari non lo sanno ancora ma la stessa sorte toccò ai latifondisti, agli schiavisti, ai padroni delle ferriere. Quel potere prepotente dovrà cambiare, ma a piegarlo non sarà una qualche innovazione tecnologica ancora più evoluta ma un nuovo pensiero, proprio come fu il passaggio fra feudalesimo al capitalismo. Ancora uno shock esterno quello ambientale, ancora una crisi demografica, ancora una innovazione tecnologica, ancora una presa di coscienza (pensate al potere che la rete da agli stessi consumatori) ancora una lotta per una legislazione adeguata, ancora una lotta per l’intervento dello Stato a rompere monopoli e a rendere pubblici monopoli che spezzati perderebbero di efficacia. Insomma un pensiero nuovo che faccia sintesi fra queste grandi contraddizioni, un pensiero che ci conduca nel postcapitalismo come efficacemente lo racconta Paul Mason nel suo libro. Non sarà il sole dell’avvenire, ma non è neppure la fine della storia.

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