05 giugno 2021

Space Dream, il concorso del CTNA porta gli studenti nello spazio

  • Di Camilla Povia

Conversazione con Cristina Leone, presidente del CTNA – Cluster Tecnologico Nazionale Aerospazio

Ventimila bambini e 703 elaborati. Sono questi i numeri di “Space Dream”, il concorso lanciato dal CTNA in collaborazione con l’ASI, le regioni Lazio e Piemonte, Leonardo e Thales Alenia Space e rivolto agli studenti delle scuole primarie e secondarie. Un concorso organizzato in poco tempo, partito solo a marzo, e che ha raccolto una partecipazione straordinaria. Cristina Leone, presidente del CTNA, è un po’ l’anima di tutto questo e non fa in tempo a raccontare “Space Dream” che già pensa al prossimo concorso di ottobre su Marte. “Stiamo valutando di aprirlo anche alle scuole superiori con un altro contest, utilizzando la capacità di inventare e costruire qualcosa”.

Effettivamente la risposta delle scuole è stata molto importante.

“Non pensavamo rispondessero cinquecento scuole, con tutte le difficoltà del momento, la Didattica a Distanza e il lockdown. Hanno risposto invece in tantissimi e per gli insegnanti il concorso è stato un ottimo strumento per coinvolgere bambini molto piccoli che erano costretti alla DAD. La prima parte del concorso è infatti stata didattica grazie all’utilizzo di materiale che spiegava per esempio la luna e le missioni spaziali e attraverso interviste a manager d’azienda che hanno raccontato con linguaggio semplice il proprio lavoro. L’Esa ha anche distribuito alcuni cartoni animati per spiegare il sistema solare e i pianeti. La seconda parte del concorso è stata invece molto ludica, perché i bambini hanno potuto disegnare e per esempio raccontare attraverso i fumetti, quello che avevano imparato. Unendo l’aspetto ludico e didattico i bambini si sono appassionati al tema dello spazio. Questo perché negli anni si è visto che gli studenti si appassionano alle materie STEM quando sono molto piccoli, poi subentrano gli stereotipi di genere e le ragazze pensano che le materie scientifiche gli siano precluse”.

Stereotipi che poi, secondo i dati OCSE, portano solo il 36% dei ricercatori delle materie STEM a essere donne, mentre per quanto riguarda l’industria aerospaziale la percentuale scende al 20% secondo una ricerca UNOOSA.

“E’ così. Diverse ricerche hanno dimostrato che sui banchi di scuola, alle elementari e alle medie, i bambini sono tutti bravi allo stesso modo e poi invece le ragazze si disamorano delle materie scientifiche. E allora abbiamo provato a dare un sogno, sfruttando una materia affascinante come lo spazio in occasione anche del lancio della Missione Artemis che riporterà l’uomo sulla luna nel 2024, per avvicinare ragazzi e bambini alle materie scientifiche. Bisogna stimolarli continuamente per fare in modo che in loro l’interesse rimanga vivo, veicolando il messaggio che si può guidare un team scientifico anche se si è donne. E le maestre sono state bravissime a seguirli spingendoli su questi temi. Il merito è anche e soprattutto loro”.

Amalia Ercoli Finzi, prima donna a laurearsi in ingegneria aerospaziale nel 1962, era il presidente della giuria. Una fonte di ispirazione smisurata per i bambini.

“Non solo è stata il presidente della nostra giuria ma era la più entusiasta di tutti. Lei ha da sempre l’obiettivo di battersi per le bambine di oggi per provare a cambiare gli errori di ieri. Non si può dire che oggi ci sia parità negli ambienti scientifici tra uomini e donne. Il primo motivo è che siamo oggettivamente di meno ma il vero punto è che noi dobbiamo sempre dimostrare il doppio degli uomini per essere accettate. Chi ha fatto lavori tecnici sa che bisogna sempre salire un gradino più alto per dimostrare le proprie competenze. Oggi a una donna non è precluso nulla ma deve sempre dimostrare qualcosa in più. Ecco, le nuove generazioni devono affrancarsi da questo modello. La cosa positiva rispetto al 1962 è che oggi le donne che hanno raggiunto posizioni manageriali importanti lavorano per le generazioni future. Ci sono più ricercatrici donne, professori ordinarie donne, più cda al femminile e chi ha raggiunto con fatica questi ruoli è più incline al passaggio di testimone. Questo movimento prima non c’era, ora vedo più condivisione e generosità. Del resto le donne sono più inclusive, più materne, meno aggressive e individualiste degli uomini ma questo non deve essere scambiato con minor impegno o motivazione. Sono modi diversi di approcciarsi alla vita che solo attraverso la contaminazione e la conoscenza si riusciranno ad unire”.

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