08 settembre 2020

Tik Tok: il nuovo Grande gioco, la nuova dialettica geopolitica

  • Di Francesco Pontorno

Facebook è oppio, Instagram è oppio, Tik Tok è oppio, ma ancora più forte. Lo si dice da qualche anno. Oppio come sostanza che crea dipendenza e come strumento di dominio dei popoli. In questo senso, Tik Tok è oggi forse la mossa geopolitica vincente. Come sostiene lo storico Niall Ferguson, l'app è la risposta cinese al “secolo dell’umiliazione tra le guerre dell’oppio e la rivoluzione di Mao”.

Tik Tok è diversa. Gli altri social media, quelli nati prima, hanno conquistato il mondo in più tempo e attraverso un percorso sperimentale per nulla scontato. Mark Zuckerberg ha infatti definito il business model di Facebook ex post, facendo della sua creatura un pay media e dando significato economico a una community di miliardi di persone. Esattamente come la vecchia televisione, chi vuole stare sui social media con una degna esposizione deve infatti pagare. Ed è pura ironia il cortocircuito tra il sogno originale degli eroi della Silicon Valley e il risultato economico preterintenzionale. Zuckerberg voleva rendere il mondo più connesso; Larry Page e Sergey Brin, fondatori di Google, volevano indicizzare tutte le informazioni del mondo, e così via. Chiaro che questi uomini universali del XXI secolo non avevano visto solo la possibilità di arricchirsi, ma proprio lo scenario che si sta delineando: un potere globale dal peso gigantesco e fascinoso.

Ma Tik Tok è diversa, è un'app disegnata e ingegnerizzata per essere esclusivamente magnetica. Orientata solo a trattenere chi guarda. Una droga. Ricerche statistiche e mediche hanno mostrato come i social media creino dipendenza e abbiano effetti sul nostro sistema nervoso. I nuovi media affondano e sprofondano nel nostro passato sociale, nella nostra evoluzione, è lì che dobbiamo inoltrarci per capire cosa sta succedendo. Perché stiamo attaccati ore a uno strumento - lo smartphone - che pare eminentemente antisociale (ci isola) e che al contrario ci conquista per la sua dirompenza prosociale?

La teoria della vendetta cinese per l'umiliazione delle guerre dell’oppio è suggestiva. Una nazione legata alla sua storia, in cui abbattute le statue di Mao sono state erette quelle a Confucio. La geopolitica di Tik Tok è per esempio nel divieto di utilizzo negli USA ventilato da Donald Trump, se l'app non dovesse essere venduta a un'azienda americana e nel blocco di ben 118 applicazioni cinesi da parte dell’India. Un mercato enorme per Tik Tok, quello indiano, che sembra però essere sfumato. Una crisi tra Cina e India che si legge anche nelle tensioni territoriali e non solo digitali. Le due nazioni in queste settimane si provocano anche occupando i rispettivi confini più del dovuto. Difatti le prese di posizione indiane nei confronti della Cina sono del “Minister of Electronics and Information Technology” e del ministro della difesa. Terra e cyberspazio, dunque.

L'oppio ha prodotto visioni, la droga ha filtrato letteratura, arte, musica. Sia detto con un semplice allineamento: Ottocento, orientalismo, la Cina a New York nei primi del ventesimo secolo con le lanterne e le prostitute minute che con l'oppio stordiscono l’occidentale già smarrito. Ma anche Tik tok ha una sua forza d’immagine. L’app codifica infatti etica ed estetica della generazione dei nati dopo il duemila. Le interpreta e al tempo stesso le anticipa, suggerisce e impone la creatività. Con Tik Tok e i social media chiunque riesce a esprimersi, come avesse una guida che consiglia in molti modi (indotti o espliciti - i tag, le mention, la lingua di plastica, il semplice plagio) come scrivere un post. Questo ci riporta al baratro evolutivo. Il cervello umano non è fatto per la lettura. Noi leggiamo grazie alle nostre fatiche millenarie di appassionati della conoscenza, della memoria, della frontiera da superare. Con i geroglifici, le scritture antiche, lo sviluppo delle lingue di cultura, la rivoluzione della stampa, abbiamo costruito la magia cognitiva della lettura lineare. Tuttavia, in pochissimo tempo il cervello si sta adattando al touch, allo scroll, a brevi frasi e immagini frequenti. La lettura profonda lascia spazio a lacerti visivi a cui si adattano i cervelli del futuro. Questo è il nuovo Grande gioco, la nuova dialettica geopolitica.

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