22 gennaio 2021

Un chip al giorno toglie il medico di torno

  • Di Serena Ricci

La chirurgia robotica è un settore che consente di attuare interventi chirurgici sull’uomo potenzialmente con maggiore precisione rispetto alla chirurgia umana e minore invasività (minimizzazione del trauma, riduzione dei tempi di esecuzione dell’intervento e della ripresa del paziente). I robot utilizzati in ambito medico tuttavia rimangono sempre “operatore dipendente”: è impossibile assegnare loro, per il momento, un compito completamente automatico in quanto il planning operatorio che fornisce le istruzioni al robot viene formulato dal chirurgo che definisce i particolari dell’intervento chirurgico e prende le decisioni sul percorso da seguire e durante il quale ricorrere all’ausilio del robot. Per tale motivo si parla di robotizzazione in sala operatoria e non di automazione dell'intervento chirurgico. Ancor prima di procedere all'intervento specialistico è necessaria una diagnosi corretta ed è già in questa prima fase che è possibile utilizzare un robot: grazie all'intelligenza artificiale si può fornire ai medici la possibilità di formulare diagnosi sempre più accurate, anche se al professionista è richiesta una memoria enciclopedica per collegare fra loro i sintomi riferiti dal paziente. Effettuata la diagnosi, nel caso sia richiesta una terapia chirurgica, anche questa può essere effettuata con l'assistenza di differenti modelli di robot, sempre più presenti nella sale operatorie, automi controllati dai medici in grado di eseguire operazioni delicate che, grazie a questo nuovo supporto, avranno maggiori possibilità di riuscita, potendo sostituire il medico nell'esecuzione di compiti lunghi, stressanti e ripetitivi. Il chirurgo rimane comunque la figura chiave dell'intervento, colui che è chiamato a dirigere l’attività robotica. Alcuni esempi di robot utilizzati nelle sale operatorie: il "da Vinci Surgical System" è un apparato chirurgico robotizzato utilizzato come presidio tecnologico di ultima generazione per la chirurgia generale e urologica, che permette di tradurre i movimenti della mano del chirurgo in movimenti più piccoli e precisi trasmessi a strumenti miniaturizzati all'interno del corpo del paziente; il Medtronic auto stealth per le biopsie neurologiche e il ROSA per la neurochirurgia funzionale; per la chirurgia spinale l’ExcelsiusGPS®, messo a punto negli Stati Uniti d’America, è la prima piattaforma di navigazione robotica al mondo, dotata di una tecnologia assolutamente rivoluzionaria nell’ambito della chirurgia spinale, costituisce una delle più avanzate forme di semplificazione dell’atto chirurgico.

Frame di animazione 3D che mostra il funzionamento dell'ExcelsiusGPS®

Frame di animazione 3D che mostra il funzionamento dell'ExcelsiusGPS®

Tramite l’ExcelsiusGPS®, dopo aver ricostruito in 3D le immagini della TAC intraoperatoria, il chirurgo imposta su un tablet le coordinate per il posizionamento della vite peduncolare. Quindi, avvalendosi della tecnologia GPS, il braccio robotico naviga sul corpo del paziente, guidando in modo millimetrico la mano del chirurgo che va a inserire le viti. Il merito dell’ausilio robotico durante l’attività chirurgica consiste nel fornire una visualizzazione talmente dettagliata dell’anatomia da raggiungere il 98.9% di precisione, evitando così le complicanze più frequenti e dannose come i deficit motori, le infezioni post operatorie, le formazioni di fistole o di ematomi. L’impiego della robotica d’altro canto comporta ingenti spese per le strutture sanitarie oltre che un dispendio notevole di tempo necessario ad insegnare al personale sanitario, ed in particolare ai chirurghi, come utilizzare in maniera ottimale il robot e le strumentazioni sempre più complesse e precise che faranno scomparire il concetto di “mano ferma” del chirurgo. A fronte di una maggiore precisione nell’intervento dell’operatore, si pongono poi nuovi interrogativi di carattere etico, giuridico ed economico relativi sia allo sviluppo sia all’utilizzazione di simili tecnologie innovative. Chi deve essere chiamato a rispondere in caso di errore? bisogna distinguere la responsabilità del personale medico per malpractice da quella del produttore per malfunzionamento del robot. Di conseguenza, di un danno scaturito dall’intervento chirurgico chi risponde? L’equipe chirurgica e/o il suo coordinatore? O il costruttore e i responsabili della manutenzione delle macchine? Ovvero gli sviluppatori del software? O, ancora, l’ospedale in cui è stato praticato l’intervento? È praticabile la strada della responsabilità solidale? L’operatività del rischio robot impatta continuamente con il quesito su chi debba essere ritenuto responsabile di eventuali danni causati direttamente e indirettamente dalla macchina, o meglio, dalla macchina sempre più autonoma e “pensante”. La sperimentazione e l’applicazione della chirurgia robotica deve presupporre una valutazione della proporzionalità rischio/benefici di tipo clinico con adeguate valutazioni sulla complessiva utilità di tali sistemi, nonché sulla loro reale sostenibilità economico finanziaria e di accesso senza discriminazione.

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