22 luglio 2020

Una vita ad alta quota

  • Di Oriano Giovanelli

“Molte aquile ho visto in volo. Vite straordinarie di piloti” il libro di Filippo Nassetti è un viaggio nella vita dei piloti.

Borghese, prima che il significato della parola venisse deformato da tanti altri significati, vuol dire abitante del borgo di città e vivere borghese vuol dire vivere come tutti gli altri. Il pilota no, il pilota non può, il pilota è l’antiborghese partorito dalla borghesia. Ecco perché nessuno come i futuristi ne seppero descrivere l'anima.

Nino sopravvissuto al disastro di Ramstein: il volo per me è una forma di poesia, una tela da dipingere, un gesto artistico. E come gli artisti i piloti che hanno visto la loro ombra staccarsi da terra, volano perché non ne possono fare a meno. Anche in un quadro o in un testo letterario, in una poesia, ancora di più in una sinfonia c'è studio tecnica disciplina, ma soprattutto c'è l'insopprimibile necessità di esprimersi di dare sfogo ad un proprio bisogno profondo.

Ecco il messaggio che arriva forte dal libro di Filippo Nassetti “Molte aquile ho visto in volo. Vite straordinarie di piloti” Baldini+Castoldi. Filippo è il fratello di Alberto di cui qui racconta la vivida storia intrecciata nella comune tragica fine con quella di Pier Paolo Racchetti. Ma anche un testo così personale, doloroso, intimo non ha potuto fare a meno di alzarsi in volo e abbracciare la storia non dissimile di altri piloti e scoprire che non ci troviamo di fronte all'epilogo drammatico di una vita ma allo svolgersi luminoso di una vita. I colori non sono il viola del lutto o il nero del buio ma il bianco accecante del sole su una visiera, la carezza del vento sulle ali, il non colore del vuoto la sotto. Se non è vita piena e libera questa!

Mi succede spesso di pensare in musica e leggendo questo libro mi è venuto in mente immediatamente Lucio Dalla il più futurista dei nostri musicisti e cantautori del secondo novecento. Non tanto il Dalla di album come “Il giorno aveva cinque teste”, oppure “Anidride solforosa” e lo stupendo “Automobili,” ma quello volante di canzoni come “Se io fossi un Angelo” oppure e soprattutto “Washington”.

Il contesto in cui questi ragazzi maturano il loro bisogno di volare è denso di legami familiari dove hanno respirato il volo, di scuola, tecnologia, regole e disciplina contenute dentro ad una divisa. Ma alla fin fine ciò che li ha portati lassù è il naso rivolto verso il cielo di bambini che erano già piloti.

Alberto compila un questionario in un momento di difficoltà psicologica da consegnare al proprio terapeuta. L’ultima domanda del questionario chiede: cosa vuoi cambiare di te durante la terapia? Alberto risponde: dare più ascolto al bambino libero.

Non c'è altro da dire non conta lo svolgimento non conta il finale conta solo il dare più ascolto al bambino libero. Sipario.

Ad Alberto a Pier Paolo e a tutti quelli come loro piacerebbe questa dedica: “L'Aquilone” di Giovanni Pascoli che prima che sui libri lessi sulla pietra nel cimitero di San Bernardino di Urbino e quella “testa bionda…che ti pettinò…tua madre…adagio per non farti male”.

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