08 giugno 2021

“Ustica una ingiustizia civile”

  • Di Oriano Giovanelli

Perché lo Stato pagherà 300 milioni per una battaglia aerea che non c'è mai stata. Un libro di Leonardo Tricarico, presidente della Fondazione Intelligence Culture and Security Analysis già Capo di Stato maggiore dell'Aereonautica Militare, e Gregory Alegi, storico e giornalista.

27 giugno 1980 ore 20.57 il volo Itavia IH870 decollato da Bologna e diretto a Palermo è in cielo sopra il blu del mare fra Ponza e Ustica. Dove esattamente non si sa. All'ultimo contatto radar una testimonianza dice che è stato rilevato a 39° 43' 30'' latitudine Nord e 12° 55' 00'' Longitudine Est, un altra a 39° 35' Latitudine Nord 13° 04' Longitudine Est. Trattandosi di chilometri di differenza e non essendo possibile che un aereo si trovi nello stesso momento in due posti diversi questo è solo il primo petalo del guazzabuglio che avvolgerà la realtà, la finzione e così appare a noi profani, il gioco delle parti in tutta questa tragedia. Quello che è probabilmente vero è che a bordo è stato annunciato l'avvio delle operazioni per l'atterraggio perché comunque la si misuri mancano 115 miglia e 13 minuti a Punta Raisi. Sono i momenti in cui si cominciano mentalmente a programmare i gesti propri della discesa, del ritiro bagagli, si ragiona sul transfer verso la città, sull'ora ancora compatibile con una bella cena palermitana. Alle 21.01 il DC9 non risponde più e 81 persone equipaggio compreso si trovano in fondo a tremila metri d'acqua sulla quale cominciano a risalire brandelli di persone e di aereo.

È la strage di Ustica che anticiperà di 36 giorni quella del 2 agosto alla stazione di Bologna in quel terribile 1980. Ma se a quella di Bologna una "verità processuale" è stata assicurata a quella di Ustica no. Chi abbia provocato la strage non si sa. Processualmente invece si sa che le figure in divisa dell'Aereonautica Militare che erano state accusate di alto tradimento per aver depistato o omesso di informare le autorità politiche e ostacolato l'accertamento della verità sono state tutte assolte.

Come altrettanto processualmente è stata smontata la prima ordinanza della magistratura inquirente escludendo quindi la ricostruzione che vi si ipotizzava dell'abbattimento del DC9 a causa di un missile lanciato da un aereo NATO impegnato in una battaglia aerea con un MIG della aviazione libica "nascosto" in scia del DC9.

Nel contempo però si è giunti ad una sentenza del tribunale civile che considerando i caduti vittima di tale battaglia condanna lo Stato ad un risarcimento aggiuntivo alle famiglie delle vittime di circa 300 milioni di euro.

"Ustica una ingiustizia civile" scritto da Leonardo Tricarico, presidente della Fondazione Intelligence Culture and Security Analysis già Capo di Stato maggiore dell'Aereonautica Militare, e da Gregory Alegi, storico e giornalista molto addentro alle questioni militari, è un libro che cerca di evidenziare questa contraddizione che a loro parere nuoce alla ricerca della verità storica e lascia su tutta la vicenda un alone che continua a danneggiare il buon nome di ufficiali assolti dalle accuse infamanti di cui erano stati oggetto e getta ancora oggi un ombra sulla onorabilità patriottica di un arma come l'Aereonautica Militare.

Secondo la loro puntigliosa ricostruzione l'aereo cadde per l'esplosione di una bomba collocata nella o nei pressi della toilette.

Perché questa tesi non sia stata sposata come verità storica non solo dal tribunale civile ma anche da Presidenti del Consiglio dei Ministri che si sono succeduti, da due Presidenti della Repubblica che sono anche Capo del Consiglio Supremo di Difesa, nonché ovviamente da buona parte della informazione e dalla Associazione dei familiari delle vittime, rientra a loro parere in una sorta di subalternità abbastanza codarda verso ciò che definiscono "il mito di Ustica". Un mito alimentato da una cultura di certa sinistra complottista e avversa alla NATO.

Chi come me complottista non è per natura ma di sinistra e critico verso la NATO lo è certamente può solo consigliare agli autori di mettersi sempre dal punto di vista di chi piange 81 morti e dopo 41 anni ormai sa solo che la verità è compromessa, frammentata e sparsa in un labirinto fatto di vie che portano a porte chiuse. Invece a chi vorrà leggere il libro di farlo senza pregiudizi poiché contiene dati e ricostruzioni analitiche molto importanti. Infine iscriverei questo libro fra quelli benvenuti che muovendosi contro corrente fanno sempre bene in un mondo tanto propenso a non farsi troppe domande e a seguire l'onda dominante.

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