25 gennaio 2021

Oltre il vaccino, una medicina contro il Covid/Diario di Mosca

  • Di Giacomo Augugliaro

Il 30 dicembre l’Agenzia federale medico-biologica (in russo “FMBA”) ha ricevuto l’autorizzazione dal governo per la sperimentazione sull’uomo del primo preparato al mondo specificatamente destinato alla neutralizzazione dell’infezione virale con cui tutto il mondo combatte da circa un anno. Entro la fine di questo mese dovrebbe concludersi la fase di selezione dei volontari e appresso iniziare sperimentazione

Il farmaco russo nasce da ricerche sviluppate sulla base della scoperta fatta alla fine degli anni ‘90 dagli americani Andrew Fire e Craig Mello e che valsero, nel 2006, l’assegnazione del premio Nobel per la Medicina.

Il gruppo guidato dai due scienziati dimostrò che minuscoli frammenti di RNA a doppio filamento (dsRNA) bloccano efficacemente geni specifici, guidando la distruzione dell'RNA messaggero (mRNA) con sequenze corrispondenti al dsRNA. Di conseguenza, l'mRNA non può essere tradotto in proteine.

Gli scienziati russi non hanno fatto altro che partire dalla scoperta degli americani per addivenire alla conclusione che lo stesso “principio dell’interruzione” è suscettibile di applicazione per interrompere, appunto, il processo generativo del virus, distruggendo direttamente il suo genoma. Questo è, di fatto, un meccanismo simile a quello che accade all'interno delle cellule umane per regolare e interrompere i processi interni.

In parole semplici il farmaco russo è diretto all’annientamento del virus e non a colpirne semplicemente i sintomi.

(Sinistra) Craig Mello e (destra) Andrew Fire, i due americani vincitori del premio Nobel per la medicina 2006 per i loro studi sull'RNA interference.

(Sinistra) Craig Mello e (destra) Andrew Fire, i due americani vincitori del premio Nobel per la medicina 2006 per i loro studi sull'RNA interference.

Ad oggi sono stati completati una serie di studi preclinici che confermano l'effetto antivirale diretto del nuovo farmaco sia in coltura cellulare sia utilizzando degli topi da laboratorio che hanno dimostrato una efficacia del preparato al 99%, mentre in coltura cellulare, il farmaco ha inibito la replicazione virale di quasi 10 mila volte.

Allo stesso tempo, non sono stati osservati effetti tossici del farmaco nei polmoni degli animali. È infatti importante notare che quest farmaci sono sequenze sintetiche di frammenti di RNA che, quando somministrati, non hanno gli effetti collaterali inerenti alla maggior parte dei composti chimici.

Nessun farmaco ha un effetto diretto sul coronavirus, poiché i farmaci già disponibili aumentano la risposta immunitaria o attivano la creazione di interferone o semplicemente ne alleviano i sintomi.

In futuro, sono previste due forme di somministrazione del farmaco, una intranasale (gocce), per la profilassi da post-esposizione al virus, e l'inalazione, per la cura di persone di soggetti infetti. La caratteristica del farmaco russo, rispetto a quelli in studio presso altri paesi è la sua specifica predestinazione al contrasto del COVID-19. Questa specificità consente di limitarne il dosaggio, e pertanto la tossicità, rispetto a quello necessario alla cura tramite altri farmaci derivati da quelli per la cura di altre infezioni (AIDS, epatite B e C, Ebola, malaria) oggi in studio in altri paesi.

Per chi dovesse avere un approccio assai diffidente nei confronti dei vaccini, questa potrebbe essere una bella notizia.

Post scriptum

I russi sono soliti prendere le idee, le invenzioni, le ricerche, elaborate in altri paesi e svilupparle con la pervicacia orientale approdando a conclusioni ulteriori – russe appunto – rispetto a quelle degli originari inventori e pensatori. Dalla letteratura, al comunismo, passando dalla matrioshke alla vodka hanno sempre fatto così.

E questa volta, i nostri vicini di continente, si sono ripetuti nel campo della lotta contro il Covid-19.

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