17 aprile 2020

Violante contro la spettacolarizzazione

  • Di Carmelo Caruso

La magistratura deve indagare e comprendere, e lo sta facendo con prudenza. Diverso il ruolo dei media.

“Mani Pulite sul Trivulzio”, “Poveri morti nascosti” e da ieri l’inchiesta della procura di Milano (altro titolo ritagliato da un quotidiano) “punta alla Regione. Prove a rischio dispersione”. Nelle redazioni c’è sete di retata: manette e terapia intensiva. Presidente Luciano Violante, siamo tornati al 1992? “Se ci sono notizie di reato le indagini sono obbligatorie. Ma evitiamo le teatralizzazioni sui mezzi di comunicazione. Stiamo dimostrando di essere un paese che sa riscoprire la disciplina civile.

Facciamolo in ogni campo”. Docente di diritto penale, simbolo della magistratura ed ex presidente della Camera, Violante risponde da Torino dove si trova: “Sto bene. Studio, scrivo. Preparo le mie lezioni”. Da giorni sembra che si stia per preparare la riscossa penale. Non c’è solo il Trivulzio che è carico di memoria. Indagini sono state aperte in Sicilia, in Emilia, nel Lazio, e in Lombardia è sceso perfino il Codacons con un suo esposto che accusa la regione nientemeno che di “strage voluta”. Oltre al virus si respira la vecchia aria tossica di quel tempo? “Le nostre società non sanno più convivere con il pericolo. Per ogni anomalia bisogna così trovare un reo. Ritengono che la scienza debba dare solo certezze. Vogliono dagli scienziati risposte rapide e chiare. Ma la scienza, come la democrazia, vive nel dubbio. Governare è una responsabilità difficile che non può essere totalmente delegata né ai giudici né agli scienziati”. Secondo Violante c’è un primato (“Mi limito a prenderne atto”) della sfera giuridica su quella politica, anzi, una “pervasività”. Presidente, sta dicendo (vecchio adagio) che siamo governati dalla magistratura? “La nostra Costituzione, a differenza, di quella francese, stabilisce il primato del giuridico sul politico. La Corte Costituzionale ha il dovere di decidere se le leggi approvate dal Parlamento, e quindi dalla politica, siano conformi alla Costituzione. Ogni sospetta violazione di diritti e interessi legittimi dev’essere decisa da un giudice. Quando però la politica smette di reggere il timone del Paese, il giudiziario diventa potere sovraordinato”.

Anche Violante ha letto i resoconti che arrivano da Milano e dice che il rischio è il ritorno alla stagione dell’enfasi, il fascicolo giudiziario come risorsa per impaginare i giornali. Mani pulite come scorciatoia? “È sbagliato parlare di retate, nuova Mani Pulite. Forse nella comunicazione c’è pigrizia intellettuale, una sorta di richiamo della foresta che attira l’attenzione, ma non aiuta a capire le differenze e le nuove complessità”. Per raccontare le morti nelle strutture per anziani, si sta facendo ricorso all’argot di Antonio Di Pietro (nella commissione che deve fare chiarezza c’è Gherardo Colombo, e naturalmente il titolo non può che essere ‘Torna il magistrato di Mani Pulite’). Insomma, dobbiamo attenderci un grande arresto di massa? “La magistratura deve indagare e comprendere, e lo sta facendo con prudenza. Diverso il ruolo dei media che devono evitare la spettacolarizzazione” risponde Violante da sempre ostile a questo metodo. Tra le accuse rivolte ai dirigenti del Trivulzio c’è quella di aver scoraggiato l’impiego di mascherine. Non la trova debole? “So troppo poco. Credo piuttosto che dovremmo preparare per il futuro un piano contro le pandemie da aggiornare periodicamente”. Le colpe rimbalzano. Non siamo ancora entrati nella fase due, ma è in stato avanzato la fase del conflitto fra Stato e Regioni. Caro presidente, facciamo un altro processo per stabilire di chi sono le competenze? “Le classi dirigenti del dopoguerra scelsero la carta dello stato debole perché avevano paura che lo stato forte avrebbe potuto avvantaggiare troppo coloro che avrebbero vinto le prime elezioni libere. Il risultato, oggi, è il policentrismo anarchico, una molteplicità di centri non coordinati e spesso in conflitto tra loro. Ci siamo accorti che il Veneto ha risposto meglio della Lombardia. Capire perché servirebbe ad evitare discriminazioni nella tutela dei diritti fondamentali, come quello alla salute” pensa Violante colpito dalla scarsa fiducia dello stato nei confronti dei cittadini: multe, caccia con i droni... “Le leggi che riguardano le imprese considerano l’imprenditore un soggetto socialmente pericoloso, da sorvegliare passo dopo passo. Lo trovo un assurdo che paralizza lo sviluppo. Si fanno sondaggi per stabilire quanto gli italiani si fidano delle istituzioni; suggerisco una indagine su quanto le istituzioni si fidano dei cittadini. La società italiana ha bisogno di fiducia. Anche per ripartire”.

Articolo pubblicato su Il Foglio del 17 aprile 2020

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